Ballabio

Per una strada, che presto sarà migliorata, a quanta lena hanno i polmoni ti arrampichi quindi a Laorca, rinomata per una bellissima grotta di stalattiti e passando presso Pomerio, che forse fu luogo sacro agli dèi e dove Manzoni finse il palazzotto di don Rodrigo, giungi a Ballabio inferiore. Superata l'erta rivolgi lo sguardo e ti si parerà dinanzi una delle più incantevoli scene, di cui faccia pompa la natura. Villaggi sparsi pel Territorio come branco di pecore pascenti, Lecco, il suo lago, Malgrate, più in là la superba chiesa di Valmadrera, i laghetti di Pusiano e d'Alserio colle sinuose sponde rallegrate da bianchi paeselli e pianure frammezzate da colline con vigneti e boschetti, e l'ispido Mombaro e tutta la ridentissima Brianza faranno tale impressione, che difficilmente ti sfuggirà dall'animo. 

Dopo Ballabio superiore, che lasci a sinistra, apresi bella e piana la strada in mezzo a spaccature di montagne nude, precipiti, a cocuzzoli ineguali. Non piante, non erbe, non uccello rallegra la tetra maestà di quei greppi, che ti stringe il cuore e t'infonde mestizia, orrore, stupore. Solo il gufo col suo lugubre canto, simile al gemito dell'uom che si lagna, e l'eco che cupamente gli risponde, ne rompono il pauroso silenzio. 

Quivi una grossa muraglia guardata da una fortezza chiudeva l'ingresso alla Valsassina. 

Indietro
MEDIA
I Cantù raccontano
La peste a Ballabio
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

[Nel 1629] più di tutto infieriva il contagio a Ballabio inferiore ove sempre più spesseggiavano i casi, a tale che in pochi giorni erano mancate ai vivi da trentasei persone, come tredici ne erano mancate a Ballabio superiore ove per mancanza di sepoltori furono dai loro parenti nelle proprie case sotterrati. Il Tadini diede ordini severi agli abitatori di queste due terre che non uscissero ed ai consoli e sindaci che facessero separare gl'infetti dai sospetti e chiudere le loro case. Anche ad Olcio era stato portato via di morte repentina Andrea Cantone barcajuolo, per avere condotte legne al vivandiero della guarnigione di Lecco.

 

BIBLIOGRAFIA
Valsassina: terra da scoprire
Angelo Sala

Un viaggio in questa valle così vicina alle città eppure in gran parte sconosciuta. Splendide fotografie e ampi testi ( con 10 schede di approfondimento tematico) ci faranno scoprire una Valsassina mai vista. Nuova edizione con testo italiano - inglese

Flora del Parco Valentino e dei Piani Resinelli
Gianguido Consonni

Proseguendo nell'opera di ricerca e classificazione scientifica in campo botanico, Gianguido Consonni ha completato un'altra opera che ci permette di conoscere aspetti fin'ora conosciuti solo superficialmente di due territori della nostra provincia il Parco del Valentino e i Piani Resinelli. Sapient [ ... ]

Barzio

Barsio è il più bello ed allegro paese della valle. L'antica chiesa di San Giovanni, che nel 1288 era canonica, possiede un buon quadro creduto dal Montalto. Quivi nacquero varj letterati distinti, fra cui il barnabita Giovenale Sacchi, che scrisse molte erudite opere sulla musica ed a cui la città di Bologna eresse un monumento, e la poetessa Francesca Manzoni, che morendo di 33 anni lasciava alcuni drammi ed una tragedia. Alla metà di settembre vi si tiene un mercato di bestiami e di squisitissimi formaggi del paese. Ultimamente a spese comunali si aprì una comodissima via carreggiabile che dal paese mette alla strada provinciale. Vogliano gli altri comuni imitare sì bell'esempio e più di essi lo voglia il pubblico erario! Lungo la strada che mette ad Introbbio recentemente migliorata incontri la Bobbia, meraviglioso torrente che nell'estate impetuosamente sgorga da una caverna e nell'inverno esce più abbasso da un'altra. Più avanti trovi una bella cava di marmo nero finissimo, che somiglia il luculleo degli antichi. 

Tra Cremeno e Barsio sopra un colle, d'onde si gode giocondissima veduta, una beata Guarisca Arrigoni nel 1408 eresse una chiesuola ed un ospitale detto Cantello pei pellegrini che andavano in Terra Santa, cangiato poi in convento di monache Agostiniane e distrutto dopo di aver servito di ricovero ai petecchiosi del 1817.

Indietro
MEDIA
Barzio nelle cartoline

cuginischiantarelli.it

trial world championship

tvfilm

I Cantù raccontano
La poetessa Francesca Manzoni
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Francesca Manzoni, illustre poetessa, nata a Barsio montuoso casale della Valsassina, il 10 marzo 1710 da Cesare Alfonso notajo, autore d'una dissertazione latina, in cui difese le ragioni territoriali della sua valle contro il comune di Lecco: Responsum terrarum squadrae Consilii Vallisaxinae. Milano 1728. La Francesca diede segno di pronto ingegno fino dalla età più tenera; a dodici anni già aveva acquistata qualche dimestichezza coi classici scrittori, e sapeva scrivere più che non possa la comune de' fanciulli in quell'età. Con questa perspicacia di ingegno, ajutata da una prodigiosa memoria, in breve tempo si instruì nelle lingue francese, spagnuola, e quel che vale assai più, nella greca, nella geometria e nella giurisprudenza. Ma la poesia, anima della gioventù, cominciò a signoreggiare il cuore della giovinetta, e degni frutti de'suoi studj furono due drammi per musica, composti a vent'anni, e la tragedia l'Ester non indegna di essere annoverata fra i buoni nostri componimenti drammatici, anche dopo le tragedie dell'Astigiano. Perduta la madre, si ritirò Francesca nel monastero di Santa Lucia in Milano, donde poi uscì sposa a Luigi Giusti veneziano (1741), uomo non digiuno di più maniere di letteratura, scrittore anch'esso. 

Questo nuovo stato di vita fu per lei delizioso, dividendo il suo soggiorno fra la popolosa Milano, il paterno Barsio, e la villetta di Cereda presso Lecco, dove morì nella florida età di 33 anni (1743) in conseguenza d'un parto laborioso, e fu deposta accanto a suo padre nella parrocchiale di San Giovanni alla Castagna. 

Le doti dell'ingegno non erano disgiunte da quelle del cuore, umiltà, amore de' suoi simili, quella sicurezza nella fede che è il primo ornamento del cristiano e il primo sollievo dei mali terreni.  

 

BIBLIOGRAFIA
Gli statuti della Valsassina. Le norme della Comunità del 1388
a cura di Michele Casanova, Gabriele Medolago, Federico Oriani e Marco Sampietro

Gli Statuti della Valsassina nella redazione del 1388 rappresentano la prima costituzione di cui ci è rimasta notizia su cui si basò tutta la valle, dalla Valvarrone, alla Valtorta e alle valli Averara e Taleggio. Il volume li ripropone, traducendoli e commentandoli ed è corredato da numerose illust [ ... ]

Valsassina: terra da scoprire
Angelo Sala

Un viaggio in questa valle così vicina alle città eppure in gran parte sconosciuta. Splendide fotografie e ampi testi ( con 10 schede di approfondimento tematico) ci faranno scoprire una Valsassina mai vista. Nuova edizione con testo italiano - inglese

Gli organi in Valsassina
Ambrogio Cesana

La Valsassina è famosa, oltre che per le sue bellezze, anche per una tradizione organica che affronta le sue radici nei secoli. Il volume propone un preciso censimento di tutti gli organi presenti nelle chiese della valle

Pasturo

Quasi dicontro a Barsio ed alla sinistra della Pioverna giace il popoloso Pasturo, supposta patria di Agnese nei Promessi Sposi e patria reale di Stefano Ticozzi, uomo che alla vastità delle cognizioni ed al finissimo gusto nelle arti belle univa molte doti del cuore. È villaggio di annerite case, ma la sua allegra situazione invita spesso a ricrearvisi i signori della valle. I vasti alpigiani provveduti di forse 400 cascine o baite, come qui le chiamano, somministrano abbondante pascolo a grosse bergamine, da cui si ricavano buonissimi stracchini. Nelle vicinanze trovansi arene da far cristalli, buone argille talvolta a pire, miniere di ferro spatico ed ocraceo, di piombo e d'argento ora abbandonate. 

Indietro
MEDIA
Pasturo nelle cartoline

cuginischiantarelli.it

Antonia Pozzi. Le montagne

La poetessa Antonia Pozzi e Pasturo

Mario Missaglia

Le grotte Mauri

Mauri Formaggi

I Cantù raccontano
Stefano Ticozzi, una figura singolare
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Stefano Ticozzi, è un bel nome che speravamo di collocare fra gli illustri viventi, quando una repentina morte lo tolse alle lettere, alla famiglia, agli amici il 3 ottobre 1836. Nato a Pasturo, il 30 gennajo 1762, dal dottor fisico Ambrogio e da Giovanna Fondra, vestì l'abito clericale, fu laureato in teologia nell'università pavese, e subito eletto curato di San Giovanni della Castagna, terricciuola poco discosta da Lecco, dove attese con zelo alle onorevoli incombenze del suo ministero. 

Ma al venir delle opinioni repubblicane, sorse a speranze, a desiderj, a fanatismi; fu de' primi a gridare gli evviva alla Francia, onde nel 1796 venne nominato segretario della municipalità di Lecco, senza che cessasse però dalle sue ecclesiastiche incombenze. 

Cambiate le cose, nell'ultimo anno del secolo scorso, inteso come si era decretato il suo arresto, si pose in salvo con una fuga repentina in Francia, donde tornò col tornare fra noi delle armi repubblicane, e svestito l'abito sacerdotale fu mandato commissario in Lunigiana, Garfagnana, e poscia vice-segretario a Massa e Carrara. Fu qui che prese dimestichezza col poeta Labindo Fantoni, e che animato dall'accademia di scultura, acquistò quelle molte cognizioni del bello, segnatamente in oggetti di arti, di cui diede tante prove ne' suoi svariatissimi lavori. 

E di questo sapere sono un bel testimonio le vite dei pittori Vecellj e quella del Morto da Feltre ch'egli scrisse a Belluno, dove era stato trasferito come segretario della Prefettura, e dove rimase fino al cadere del governo cessato, epoca del suo ritorno a Milano. 

Durante questo periodo il curato Ticozzi prevalendosi della libertà, che concedeva la repubblica francese, aveva menata moglie ed avuti due figliuoli, una ragazza che diede qualche saggio di letteraria abilità, ed un figlio che promette di riuscire buon dipintore. 

Da quel suo ritorno in Milano non ebbe mai più un istante, che fosse scompagnato della miseria; ridotto a sudare un tozzo di pane, tutto il dì lavorava a traduzioni d'opere voluminose fra cui la Storia delle repubbliche Italiane di Sismondi, e la Storia della Spagnuola inquisizione del Llorente che continuò fino alla totale abolizione del sant'ufficio 1820. 

Le opinioni mostrate continuamente dal Ticozzi si vennero maggiormente confermando dalla natura delle opere volgarizzate, onde vedendosi mal sicuro, per sottrarsi ad ogni sorveglianza, stimò migliore abbandonare la Lombardia, e ritirarsi in Toscana colla famiglia, dove campò la vita traducendo e scrivendo assai cose di variatissimo argomento, accrescendo intanto i materiali già raccolti a Massa e Belluno per la compilazione d'un Dizionario degli architetti, pittori e intagliatori in rame che pubblicò poi a Milano nel 1830. 

Passati quei primi timori e tornato nella capitale della Lombardia, 1823, scrisse varie opere, fra cui la continuazione dei Secoli della letteratura italiana, tradusse, compendiò, compose varj articoli di belle arti, la traduzione della Storia della pittura di Huard, e finalmente la continuazione della Storia di Milano del conte Pietro Verri, opera ultimata tre giorni prima della sua morte. 

Chi volesse lodare esattezza e precisione in queste opere farebbe un'offesa alla verità, ma sarebbe oltraggio al merito del Ticozzi il non riconoscervi una mente vasta ed educata. Affezionato ad alcune antiche abitudini, fu assai intollerante d'ogni novità letteraria, ma non per questo sprezzatore del vero ingegno moderno. 

Bisognoso della libertà dei campi, abbandonava la città il due settembre ritirandosi da suo nipote a Castello; ivi udiva la morte d'una sorella ed otto giorni dopo anch'egli, onorato di decente esequie, usciva dalla casa dell'avvocato Ticozzi per essere portato a riposare per sempre fra gli estinti. Io, legato in conoscenza con lui, giungeva appunto a Castello in quell'ora che mi si affacciò inaspettatamente il convoglio ove dormivano le fredde reliquie di Stefano Ticozzi. 

Fu uomo d'indole gioviale, povero al sommo ma incapace d'ogni avvilimento, misero nelle esterne apparenze, ma ricco nelle maniere, nelle cortesie, nelle affezioni; di statura più presto piccola, che mezzana; di viso aperto e sempre eguale, affettuoso marito e tenero padre compartiva colla moglie e coi figli ogni giorno i pochi provecci delle sue continuate fatiche.  

 

BIBLIOGRAFIA
Il sentiero delle Grigne
Angelo Sala

In questo volume si vuole percorrere il Sentiero delle Grigne che, passando per le cime e i versanti delle Grigne, dalla Valsassina ai Piani Resinelli, dal Lario alla Val d’Esino, è occasione per molteplici itinerari nella storia, nelle tradizioni, negli usi, nei costumi della gente di questo lembo [ ... ]

Valsassina: terra da scoprire
Angelo Sala

Un viaggio in questa valle così vicina alle città eppure in gran parte sconosciuta. Splendide fotografie e ampi testi ( con 10 schede di approfondimento tematico) ci faranno scoprire una Valsassina mai vista. Nuova edizione con testo italiano - inglese

Gli organi in Valsassina
Ambrogio Cesana

La Valsassina è famosa, oltre che per le sue bellezze, anche per una tradizione organica che affronta le sue radici nei secoli. Il volume propone un preciso censimento di tutti gli organi presenti nelle chiese della valle

Introbio

Introbbio (Introbium), capoluogo della valle, situato fra i torrenti Acquaduro, Troggia e Pioverna, è paese antichissimo forse fondato dagli Orobj. È fama che nella più remota antichità sorgesse più in alto al luogo chiamato oggi la Pezza e che rovinasse per una frana distaccatasi dal monte. Nel 1493 un Alione ne riscuoteva le decime e al tempo che lo dominava Gian Giacomo De Medici il suo castello, di cui ora si ammira la capace torre, ebbe a sostenere varj assalti dai Grigioni, ma fu valorosamente difeso dai terrazzani. Nel 1635 il duca di Rohan, general francese, volendo tentare un'escursione nel Milanese, venne ad Introbbio e distrusse tutte le fucine dei projetti guerreschi, che qui si fondevano a favor degli Spagnuoli. La pretura, la commissaria, il collegio dei notari della Valsassina, le fucine e i forni di ferro e varie ricche famiglie rendevano per l'addietro assai vivo e commerciante questo luogo, e Paris Cattaneo Della Torre nel 1571 scriveva: «si trattano in questa terra assai mercantie di ferro, di panno, di grassine, di bestiami, di biade, di vini et altre cose, in modo, che per le mercantie et per la corte del Podestà vi è sempre gran concorso di popolo come se si fosse in una città». Cessarono i forni, la pretura fu trasferita a Bellano, cioè portata dal centro al cerchio della valle, ed oggi solo vi risiede il commissario politico. Di bell'ornamento al paese saranno le cappelle che sta dipingendo il valente Ambrogio Ticozzi figlio dell'illustre Stefano. Qui nacquero lo scultor plastico Carlo Antonio Tantardini, che primo tentò ricondurre sul diritto sentiero la scultura da gran tempo traviata; Leone Arrigoni ambasciatore del Medeghino presso il Papa, i Veneziani e il Duca di Milano; e Marco Antonio Brugora pittore del sedicesimo secolo. Antica è la fiera di San Michele, ove si vendono bestiami e merci. 

Vicino ad Introbbio è una delle più belle cascate, e vien chiamata il Paradiso dei cani. Le acque della Troggia cadono in angusto canale che l'acqua ha formato nel duro sasso, indi giunte ad un terzo dell'altezza sono ripercosse dallo sporgente scoglio, onde a rivi ed a spruzzi giù per l'altissimo precipizio piombano rumoreggiando in profondo bacino, di guisa che quando sono abbondanti le acque mandano gli spruzzi fino al ponte della strada maestra. Peccato che da questo luogo non si possa vedere tutta la cascata, perché un fianco di monte ne sconde la miglior parte! 

Indietro
MEDIA
Introbio nelle cartoline

cuginischiantarelli.it

I Cantù raccontano
Carlo Antonio Tantardini, plasticatore
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Fra i buoni plasticatori del secolo scorso meritò nome Carl'Antonio Tantardini, nato ad Introbbio, il 20 maggio 1677 da Pietro Francesco negoziante di ferro, tanto più lodevole in quanto seppe guardarsi dal manierismo, troppo generale nella prima metà del secolo in cui visse. Lavorò assai, ma di nostra cognizione non sono che due angioletti sull'altare maggiore della chiesa parrocchiale di Barsio ove l'arte appare di molto migliorata, dicianove statue nella cappella di Sant'Anna al Sacro Monte di Varallo, una Madonna ad Introbbio, un'altra a San Giovanni alla Castagna, nella quale si scorge alquanto di più la maniera berninesca nella minutezza e poca grazia di piegatura nelle vesti. Morì in Roma nel 1748 lasciando varj figli fra cui il solo Vittorio attese all'arte della pittura.  

 

BIBLIOGRAFIA
Valsassina: terra da scoprire
Angelo Sala

Un viaggio in questa valle così vicina alle città eppure in gran parte sconosciuta. Splendide fotografie e ampi testi ( con 10 schede di approfondimento tematico) ci faranno scoprire una Valsassina mai vista. Nuova edizione con testo italiano - inglese

Gli organi in Valsassina
Ambrogio Cesana

La Valsassina è famosa, oltre che per le sue bellezze, anche per una tradizione organica che affronta le sue radici nei secoli. Il volume propone un preciso censimento di tutti gli organi presenti nelle chiese della valle

Premana

Disceso nella valle di Varrone e passato il ponte gettato sopra un profondo abisso si sale per asprissimo sentieruolo all'alpestre Premana, rinomato per la grossezza e squisitezza delle sue rane. Nella chiesa di San Dionigi ricca di molte argenterie è un Sant'Ilario di Lattanzio Querena. Vi nacquero Giovanni Bellati e frate Girolamo Cotica, l'uno e l'altro buoni pittori. I pochi campi essendo molto acclivi, sono continuamente dilavati dalle pioggie ed è necessario ogni anno riportar la terra dal basso all'alto. Singolare è il dialetto premanese, singolare la foggia di vestire nelle donne. Portano esse un largo cappello di feltro, calze e calzoni rossi, veste rossa, di mezzalana che giunge fino al ginocchio e da un lato tengono appeso un coltello. Un terzo degli abitanti è a Venezia a lavorar di ferrajo. Sotto i dirupi su cui è fondato il paese fra immensi macigni precipitoso il fiume Varrone discorre ed ivi sono i forni di fusione di ferro, dei quali solamente quello dei signor Innocenzo Fondra è ora in attività. Nel letto di questa valle, la quale sbocca a Dervio, vi sono miniere di ferro, di rame, di piombo, marmo bindellino e cipollino, ardesia tegolare, e massi di granito di molta varietà. 

Indietro
MEDIA
Premana nelle cartoline

Pastore Vito

Premana rivive l'antico

BRIGcoop

Premana rivive l'antico

64geigei

Fratelli Rizzi, coltelleria professionale

Davide Rizzi

I Cantù raccontano
Fra Girolamo da Premana, pittore
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Il laico fra Girolamo da Premana minor osservante morto nel 1628, si era esercitato nell'arte del dipingere, ed aveva dato segno di qualche attitudine in alcuni freschi in refettorj e chiese, per cui i superiori lo avevano liberato dall'obbligo d'ogni opera servile. I suoi lavori più distinti furono ne' refettorj dei conventi di Varallo, di Ameno, di Varese, di Montebaro, di Treviglio, di Lecco, di Dongo, del Giardino a Milano. Lavorò alcune medaglie nella chiesa d'Ameno, cinque in quella di Sant'Antonio in Valcuvia, due nella chiesa dell'Annunciata di Varese, due nella chiesa di Sabbioncello. Le doti dell'animo andavano poi in fra Girolamo assai più innanzi, che i pregi dell'ingegno; religioso, galantuomo, benefico, al letto d'un ammalato era medico, infermiere, confortatore. Morì nel convento delle Grazie a Codogno  

 

BIBLIOGRAFIA
Mettere al mondo. Pratiche e credenze popolari sulla nascita in Brianza
Rosalba Negri

La ricerca, basata su numerosissime testimonianze orali, il vaglio di molte collezioni familiari di fotografie, la individuazione di significativi documenti di archivio e la lettura delle opere di antropologi, folkloristi, storici, teologi, evidenzia un rigore ed un'accortezza metodologica notevoli. [ ... ]

Te disarò quest. Vita quotidiana e grande storia in un'autobiografia popolare
Giovanni Piazza