Vimercate

Se ti venisse vaghezza di uscire dalla via principale, giunto che tu sii ad Arcoro, potresti piegare a destra e per una via tagliata attraverso a fertili campagne recarti ad Oreno, indi a Vimercate, terra d'antica apparenza, ricchissima di memorie, feudo già dei De-Capitani, poi dei Secco-Borella, finalmente dei Trotti, per aver la contessa Giulia Borelli maritata Trotti riportata la vittoria contro il fisco e mantenuto l'imperio misto a favore del senatore Trotti suo figlio. Tanto ci è detto anche nella quasi inintelligibile iscrizione imbiancata sulla piazza della chiesa principale. Ogni ingresso nel borgo presenta un aspetto di passata grandezza, con segni evidenti d'antichità. La chiesa della Madonna, di architettura barocca, è grande, ricca e decorata d'un bel pallio d'argento cesellato; la chiesa di Santo Stefano del secolo XIII mostra sulla sua tazza logori freschi di merito non comune, ed ai suoi fianchi una torre del 1261. Il palazzo e giardino De-Pedris ponno intrattenere per qualche mezz'ora piacevole il viaggiatore, che indarno però ricercherebbe qui il sorriso di molte altre terre briantee; non pendici di soave declino, non azzurri laghetti, non serie di palazzi, non continuo passaggio. Il suo collegio convitto, attraverso a varie vicende non sempre favorevoli, pervenne sino a noi e sussiste tuttora. Vimercate fu capo della Martesana nei tempi feudali, municipali e ducali; venuti gli Spagnuoli vi posero un vicario togato della Martesana che si eleggeva ogni tre anni, potendo però essere subito confermato. Francesco Sforza nel giardino di casa Gorio, in Vimercate, dopo aver ridotta la città di Milano alle più strazianti miserie dell'assedio, per la smania di dominio, sottoscrisse ai 29 febbrajo 1450 i capitoli che lo dichiaravano successore dei Visconti. Nei tempi delle contese popolari e patrizie qui si distinsero i Rustici ed i Meiosi che, cercando il vantaggio privato, cagionavano la ruina patria.

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Il MUST, museo del territorio premiato per il miglior allestimento in Europa

MUST

Vimercate nella storia

MUST

I Cantù raccontano
Francesco Sforza a Vimercate
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Un trattato sottoscritto il 3 marzo 1450 a Vimercate, nella villa del conte Giovanni Corio, e steso dal notaro Damiano Marliano, conduceva Francesco Sforza sul trono ducale e faceva gridare «Questo è il giorno del Signore! Godiamo ed esultiamo in esso» a quella turba che jeri protestava di voler darsi all'inferno e non al villano di Cotignola.

La solennità del ricevimento fu strepitosa: tutta la strada da Vimercate a Milano era fregiata d'archi trionfali e gremita di gente venuta in atti d'esultanza. Francesco a cavallo, accompagnato dalla moglie Bianca e da Galeazzo suo figlio, procedeva lentamente fra gli applausi della turba, deposta ogni alterigia di vincitore. Toglieva ai Milanesi la libertà e cercava colle dolcezze, colle largizioni farlo dimenticare della perdita peggiore d'ogni altra.

 

BIBLIOGRAFIA
Must: museo del territorio
Angelo Marchesi, Massimo Pesenti

Il volume, a cura di Angelo Marchesi e Massimo Pesenti, contiene i saggi dei vari studiosi che hanno collaborato alla realizzazione del MUST. Temi e argomenti sono indagati e spiegati, in modo tale da permettere una maggior conoscenza e consapevolezza nella visita alle diverse sezioni del museo. 

Vimercate : chiese romaniche, affreschi gotici e ville di delizia = Vimercate : romanesque churches, gothic frescoes and pleasure villas
Angelo Marchesi

Vimercate, posta a una ventina di chilometri da Milano, può contare su una vicenda storica di due millenni, testimoniata dall'impianto urbano del centro e da importanti emergenze storico artistiche. Alcuni percorsi nel centro storico del capoluogo permettono di conoscerele: Palazzo Trotti, il Santua [ ... ]

Monza e Brianza : arte, natura e cultura di una provincia da scoprire,
Andrea Spiriti

Il volume è un progetto della Provincia di Monza e Brianza - Progetto Monza e Brianza in collaborazione con la Direzione centrale Turismo e Agricoltura sempre della Provincia di Milano. La nuova guida rientra nella collana LUOGHI DA VIVERE e ha visto l’importante collaborazione dei Comuni, dei Parch [ ... ]

Monza e la Brianza : il parco, le ville, l'Adda, la valle del Lambro
Touring club italiano

Monza, terza città della Lombardia per numero di abitanti, è considerata il capoluogo naturale della Brianza, un'area subregionale alla quale è legata da un fitto intreccio storico, culturale e artistico. Il fascino di Monza longobarda e neoclassica e una Brianza con cento luoghi da scoprire: dalle [ ... ]

Vimercate da cartolina. Cento anni di storia attraverso le cartoline postali
Angelo Marchesi

Le piazze e le strade di Vimercate, le grandi ville di delizia e i villini del primo Novecento, l'ospedale e gli istituti di formazione, i borghi di Oreno, Ruginello e Velasca sono presentati con il supporto iconografico di centinaia di cartoline illustrate.

Trittico vimercatese. Gian Giacomo Caprotti detto Salai, Gaspare da Vimercate, Gian Giacomo Gallarati Scotti
Michele Mauri

L’allievo prediletto da Leonardo da Vinci, il fondatore di Santa Maria delle Grazie e il conte protettore degli orsi: tre vite sono raccontate con sensibilità per il non detto e fiuto per l’inconfondibile aroma della verità. Fatti, dicerie e sospetti vengono fatti parlare intessendoli in una trama u [ ... ]

Osnago

Più bello, più ridente, più frequentato è Osnago, a cui perverai, proseguendo per la strada principale, lasciando a destra Ronco, Bernareggio e qualche altro paesello o di poche attrattive, o di bellezze comuni. Vuoi un testimonio dell'antica magnificenza? entra nel palazzo Aresi-Lucini, già abitazione de' feudalarj di questa terra, a cui sta dinanzi una larga spianata quadrilunga; ami piuttosto ricrearti coll'aspetto dell'eleganza moderna? t'aggira per le sale, pei viali, pei boschetti, pei disordinati andirivieni del palazzo e del giardino ove il cavaliere don Paolo De-Capitani vice-presidente dell'Imp. R. Giunta del Censimento Lombardo-Veneto viene di frequente ad innebbriarsi d'un bel cielo, d'un'aria dolce, d'un clima temperato. La chiesa parrocchiale più elegante che il campanile, è abbellita di buonissimi quadri e d'un presbitero eseguito in noce sul disegno dell'illustre ornatista professore Giuseppe Moglia. Ma ti duole fra tanta amenità di vedere come la via ond'è tagliato il paesello, dopo superata la chiesa proceda verso tramontana, stretta, a gomiti, a sghimbescio e poi superato il palazzo Aresi d'improvviso si avvalli prima di correre di nuovo larga e piana. Ignoriamo il motivo di questo sconcio, l'unico che si trovi da Milano infino a Lecco, ma speriamo, che non potrà tardare un necessario miglioramento. Qui veniva frequentemente il santissimo poeta Passeroni nella casa ospitale dei Crippa, e dalle tante bellezze ond'era circondato, tolse forse qualcuna di quelle descrizioni che riboccano nel suo poema e nelle sue rime. 

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Osnago nelle cartoline

Cinqport

Ugo Foscolo. Lettera alla contessa Fagnani Arese

I Cantù raccontano
Le streghe di Osnago
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Non vuol essere dimenticato, per quanto dolorosa sia la ricordanza di sgraziati avvenimenti che attestano l'ignoranza e la ferocia de' tempi, il solenne atto di fede che i Domenicani eseguirono fra Lomagna ed Osnago facendovi abbruciare alcune donne incolpate di streghe. 

[nel 1517] i Benedettini di Porta Comasina di Milano avendo scoperto nella loro chiesa le ceneri de' santi Sempliciano, Martirio, Sisinio ed Alessandro le esposero alla pubblica venerazione. Era andata in quell'occasione moltissima gente alla città principalmente della vicina Brianza. Ma quando erano maggiori il tumulto e la religiosa allegrezza, s'annuvolò il cielo, il tuono rumoreggiò e poco dopo cadde una gragnuola sì furiosa, che tempestò le teste della moltitudine, mettendo molti in pericolo di lasciarvi la vita. In quei secoli superstiziosi in cui si pretendeva conoscere il motivo d'ogni accidente, la plebe più minuta attribuendo questa sciagura a sdegno che ne avessero avuto i santi per essere loro turbato il riposo, arrovellata coi Benedettini, invase il convento minacciando volerli ammazzare. Tutta la città erasi levata a rumore e se ne temevano pessime conseguenze. I maligni però, assecondando l'ignoranza de' tempi, fecero credere, né fu loro difficile, che questo fenomeno, tutto naturale, dipendeva da prestigi e da arti diaboliche; e l'opinione divenne tanto comune, che il Santo Uffizio fu obbligato a chiamare al suo tribunale molte sventurate donnicciuole che avevano pubblica voce di streghe. Chi risentia più di quella disgrazia erano le genti di campagna, che avevano veduto in poco d'ora andar in fumo le tante concepite speranze, onde, saputo che in Milano s'inquisivano le fatucchiere, come autrici di tanto disastro, denunziarono al santo tribunale non poche femmine, tra cui madri di famiglia, e saggie consorti, perché quel giorno mal arrivato erano andate alla capitale e furono judicate dalla inquisitone per strie et a Osnago et a Lomagna sul monte di Brianza a gran splendore arse.

 

I Cantù raccontano
Lucini e Arese signori di Osnago
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Giovanni Antonio Lucini venne accolto ai 15 febbrajo 1651 feudatario con tutte le cerimonie use a quel tempo, dagli abitanti d'Osnago, che è uno de' più deliziosi paeselli della Brianza. 

Giulio Antonio Lucini fece il suo testamento a favore dei discendenti maschi legittimi Lucini primogeniti, escludendo i preti e le donne; in caso però di mancanza di maschi nella sua linea dichiarò eredi i maschi di Giuseppe Lucini suo figlio naturale. Morto il marchese Giulio, diverso del testatore, senza lasciar altri eredi immediati se non un prete, che era monsignor Noncio alla corte di Spagna sorse una lite fra costui, un discendente del detto Giuseppe e il conte Arese che era appunto il primogenito della contessa Giulia Arese primogenita Lucini. Ventilata la causa dinanzi al senato fu conchiuso che l'eredità dovesse toccare alla casa Lucini, che il conte Arese sposasse la signora Margherita Lucini figliuola unica nella linea di Giuseppe Lucini e che monsignor Nuncio avrebbe avuto un annuo assegno di diecimila lire. Il matrimonio avvenne l'anno 1767; subito dopo il qual anno morì monsignore, e così restò la famiglia Arese interamente proprietaria del feudo d'Osnago che produceva da cinquanta mila lire all'anno.

 

BIBLIOGRAFIA
Osnago : brevi note storiche
Salvatore Calabrò

Un volume che è un a narrazione degli eventi storici di maggior rilievo che hanno interessato Osnago nel corso dei secoli

Quel maledetto coltello...: il delitto di Osnago
Emilio De Marchi

"Quel maledetto coltello..." è il terzo di una serie di fascicoletti che costituirono il periodico "La Buona Parola", diretto dallo stesso scrittore dal 1898 al 1900, che ne compose ben venti numeri. I volumetti, che trattavano gli argomenti morali più vari, ebbero un successo folgorante: se ne diff [ ... ]

Daniele Bruschina, Osnago : nell'età contemporanea
Daniele Bruschina

La storia di Osnago partendo dall’Unità d’Italia ai giorni nostri.

Il medio corso dell'Adda: sacralizzazioni strutture della memoria
Angelo Borghi

Un accurato inventario delle architetture di interesse storico e delle opere d'arte della Provincia di Lecco. Suddiviso in tre volumi, dedicati ad altrettanti ambiti territoriali: Il medio corso dell'Adda, Il lago di Lecco e le sue valli, La Brianza Lecchese

Montevecchia

Succede ad Osnago Cernusco Lombardone collocato alle falde della piramidale Montevecchia cui discerni alle vette circostanti, all'albero che soverchia la chiesetta di San Bernardo posta sulla cima più orientale. O viaggiatori visitate quel sito allorché l'autunno invita a ristar della fatica, a preparar salute ed allegria per le melanconiche giornale del verno! Spingete l'occhio sui piani sottoposti! sui monti che vi coronano. Visitate quel luogo quando sparge di nuove bellezze le rinate campagne, e diffonde i soavi incensi de' fiori [...]

Nella pace di questa vetta l'illustre Gaetana Agnesi elevava la mente alla soluzione de' sublimi problemi onde facea meravigliare l'Europa, e poi, quando la gloria mondana si sfrondò per lei d'ogni sua lusinga, qui veniva a sentir più davvicino la presenza di quel Dio, che la riempiva di Lui, e nutriva in essa l'operosa carità onde volle segnalarsi negli ultimi anni a favore dell'umanità soffrente. Nella chiesa di San Bernardo si tengono, forse non bastevolmente conservati, due giovanili lavori d'Appiani. Le bellezze naturali vanno però di lungo intervallo dinanzi alle artificiali, e l'amenità de' suoi vigneti, d'onde si trae uno dei migliori vini di Lombardia, vince di lunga mano quella de' suoi giardini. Ma mentre il poeta e l'innamorato s'inspireranno alla vaghezza di quel colle, di quell'orizzonte, di quei prospetti, il geologo colle sue fredde indagini si chinerà ad osservare il terreno, e si recherà di preferenza nel bosco della Cascina Ostizza a vedere gli strati verticali della roccia di color grigio-turchino, carichi di mica, e scintillanti sotto la pressione dell'acciajo, frammisti di pietre marnose e d'un'argilla che tira al vermiglio per la presenza dei ferro idrato. Troverà poi nella valle fra Montevecchia e Cernusco fondi torbosi, probabilmente deposito d'una palude rasciugata cogli scoli della Molgora e del Curione.

A Montevecchia si fanno i caccini che sotto nome di Formaggin de Montaveggia fanno parte del commercio brianzuolo.  

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Montevecchia nelle cartoline

Comune di Montevecchia

I disegni di Alessandro Greppi

Consorzio Brianteo di Villa Greppi

Mario Soldati e il vino di Montevecchia

Il mistero delle piramidi di Montevecchia

di Luoghi Misteriosi

Autunno a Montevecchia

Roberto Angaroni

BIBLIOGRAFIA
Parco di Montevecchia e della Valle del Curone : cuore verde di Brianza
Michele Mauri

Il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone è uno scrigno colmo di natura, storia e cultura. Un’oasi di pace, un luogo seducente che si offre a chi vuole conoscere un frammento di autentica Brianza. Il Parco è un cuore verde costituito da dolci declivi, terrazzamenti coltivati e folti boschi. [ ... ]

Carlambrogio da Montevecchia
Cesare Cantù

L’opera è stata scritta dal Cantù nel 1836 e descrive  la figura di Carlambrogio, venditore ambulante che raccoglie, durante il suo girovagare, aneddoti e storie, li fa suoi e li riporta coloro che incontra durante i suoi spostamenti, a volte rielabora queste storie sotto forma di racconti, a volte [ ... ]

Parco naturale di Montevecchia e della Valle del Curone

Un volume che presenta al pubblico il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone in una forma semplice che ha lo scopo di mettere in luce i vari aspetti: storici, ecologici e ambientali

Vecchie osterie della Brianza
Emilio Magni

Un libro che raccoglie immagini e descrizioni delle ultime vecchie osterie della Brianza

Montevecchia e la vale del Curone
Domenico Flavio Ronzoni

Vivi Brianza è una collana di guide monografiche che offre un contributo alla conoscenza e alla riscoperta delle aree più interessanti della Brianza, nei suoi aspetti più caratteristici e degni di interesse. Il primo volume di questa collana è dedicato ad un’area della Brianza estremamente interessa [ ... ]

Cernusco

Nel castello di Cernusco, onde restano pochi ruderi, Enrico da Cernusco ai tempi de' nostri municipi podestà generale della Martesana, ristorò gli avanzi del brianteo esercito e si sostenne nel 1224, finché cedendo alla superiorità degli avversari milanesi dovette salvarsi nell'esiglio. Tutto il paese è decente, adorno di palazzetti e di giardini; l'architetto Moraglia eresse recentemente il bel campanile presso l'elegante e vasta chiesa di San Giovanni Battista ricostruita sulla prima metà del secolo passato. Questa fu una delle prime terre infette di peste nel 1630, e di qui fu da Giuseppe Bonfanti trasportata a Milano ove menò tanta strage. 

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Cernusco nelle cartoline

Cartoline concesse da Angelo Veronesi

I Cantù raccontano
Vitale Sala, pittore di Cernusco
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

A Cernusco Lombardone nacque, da onesto ma povero falegname, Vitale Sala nel 1803. Palesando fin da giovinetto rara tendenza all'arte del disegno si pose a studiare dapprima nel liceo di Sant'Alessandro, poi a Brera primeggiando di tal ragione, che cinque volte riuscì a riportare il premio. Il primo quadro, che egli fece per concorso di pittura e che ebbe l'onore dell'alloro rappresentava Dante Alighieri, che trovate le anime di Paolo e Francesca da Rimini, ode impietosito ripetere da questa la storia de' suoi amori. Tale concetto, significato con tanta grandezza e verità, diede segni fondati delle alte speranze, che era lecito riporre in questo giovane, degnissimo alunno della scuola di Palagi. Molte sono le tele condotte dal nostro artista, ma la maggior fama colse nei lavori a fresco tanto più pregevoli per la scarsezza in cui sono ora venuti i dipintori di questo genere. Cominciò col dipingere nel coro di Santo Stefano in Milano tre fatti della vita di questo santo; migliori assai dei quali sono l'Ascensione e i quattro Evangelisti nella chiesa di San Nazzaro maggiore nella stessa città (1830), l'Apoteosi di Sant'Ambrogio e i quattro Evangelisti nei duomo di Vigevano (1828); nella quale città fece in casa privata una Madonna. Nella cattedrale di Novara, dal 1831 al 1834, frescò sull'abside un medaglione con gruppi d'angioletti nella tazza del presbitero, l'incoronazione della Vergine cinta da Virtù e da puttini, suo capo lavoro in genere di freschi. Accresciuto in fama ed in valore, prescelto a dipingere la volta reale di Raconigi in Piemonte, non solo si mostrò degno discepolo di Palagi, ma superò ogni guisa d'aspettazione. Noi non abbiamo di lui che le cappelle presso la chiesa di Valmadrera, dodici busti d'illustri milanesi nella delizia dei conti Giulini d'Arcoro, la morte di San Giuseppe a Desio e l'Educazione di Maria Vergine a Bosisio. Tornato il Sala dal Veneziano, dove erasi recato per accrescere la sua perizia colla scuola di tanti insigni modelli, da fiero vajuolo era soffocato nel luglio 1835.

 

BIBLIOGRAFIA
Il medio corso dell'Adda: sacralizzazioni strutture della memoria
Angelo Borghi

Un accurato inventario delle architetture di interesse storico e delle opere d'arte della Provincia di Lecco. Suddiviso in tre volumi, dedicati ad altrettanti ambiti territoriali: Il medio corso dell'Adda, Il lago di Lecco e le sue valli, La Brianza Lecchese

Cernusco Lombardone
Cernusco Lombardone

Palazzi e ville a Cernusco Lombardone
Mario Ferrario

Un volume che fa un censimento dei palazzi e delle ville presenti sul territorio di Cernusco Lombardone. 

Merate

Uscendo un cotal poco dalla via principale, arriverai a Merate, ove farai di trovarti in un martedì per recarti un'idea delle nostre villereccie unioni, della varietà elegante delle nostre contadine, dell'operosa faccenda di tanti compratori, venditori ch'erigono e distruggono botteghe a vento, banchetti posticci e trabacche. 

Il collegio, un di casa de' padri Somaschi, è vasto edificio, capace d' assai più giovanetti che non ne contenga di presente; la torre rotonda di casa Prinetti gode uno dei più vistosi prospetti della Brianza; il principesco palazzo già Novati, ora Belgiojoso, con giardini e lunghi pineti, merita d'essere partitamente visitato; la parrocchiale di Sant'Ambrogio di recente ornata di freschi potrà parere a molti più presto elegante che devota, almeno a chi provò quanto sia più propizia alla meditazione una volta acuta, illuminata scarsamente da piccole finestre, o da vetriere colorate. In una cappella fatta erigere dai principi Belgiojoso, i Meratesi innalzarono un monumento di riconoscenza al vicario Andrea Vanalli, uno dei pochi che attesero alla poesia latina, sebbene né dei più conosciuti, né de' più fortunati, forse perché lo distraevano di troppo le cure dei suo importante ministero a cui si consacrò fino alla morte con zelo degnissimo d'imitazione.

 

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Merate nelle cartoline

Veronesi

Ricordo di Manzoni al Collegio di Merate

La festa patronale di Sant'Ambrogio

Brig. Progetto Merate e la sua Storia

I Cantù raccontano
Merate e il monastero di san Dionigi
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Ariberto da Intimiano quando fondò in Milano il monastero di San Dionigi, lo dotò con alcune terre di Cuciago, Barzanò, Verzago, con cinquanta servi ed uno spedale, e papa Eugenio III nel 1148 donò allo stesso monastero Pescate, Merate col suo castello, e la rocca di Sabbioncello. [...] 

Le più antiche memorie di Merate ci dicono essere stata feudo dell'arcivescovo Ariberto, che morendo la diede al monastero di S. Dionigi da lui fondato in Milano. Volle Merate sottrarsi alla soggezione di questo monastero, ma fu obbligato di nuovo alla sommissione per ondine di Federico Barbarossa. I beni appartenenti al suddetto monastero furono convertiti in commenda e posseduti nello scorso secolo dal cardinale Durini.

 

BIBLIOGRAFIA
Il medio corso dell'Adda: sacralizzazioni strutture della memoria
Angelo Borghi

Un accurato inventario delle architetture di interesse storico e delle opere d'arte della Provincia di Lecco. Suddiviso in tre volumi, dedicati ad altrettanti ambiti territoriali: Il medio corso dell'Adda, Il lago di Lecco e le sue valli, La Brianza Lecchese

Merate : conoscerla, visitarla
Carlo Romani

Un volumetto che si propone come guida alla città di Merate e delle sue frazioni, l’opera, ricca di fotografie, delinea la storia e le caratteristiche del territorio. 

Merate in Brianza
Felice Bassani

Il libro documenta la storia della città partendo dal periodo romano fino ai giorni nostri, mantenendola legata, dal punto di vista economico e politico, alle vicende della Brianza in generale. 

Merate nelle vecchie cartoline
Angelo Sala

Un volume che raccoglie le cartoline di Merate  che documentano la vita quotidiana, i luoghi del lavoro, dello studio e dell'abitare del paese nei primi decenni del Novecento

Una madonna da nascondere, La devozione per la "Madonna del latte" in Brianza, nel lecchese e nel triangolo lariano
Perego Natale

Fra le numerose Madonne che sono venerate nel nostro territorio, quella detta “del latte” è di certo una delle meno note e quindi meno familiari. La sua iconografia prevede una Madonna che allatta il Bambino Gesù, quindi con un seno scoperto. In passato era un soggetto devozionale fra i più diffusi, [ ... ]

Stregherie e malefici. Paure, superstizioni, fatti miracolosi a Lecco e nella Brianza del Cinquecento e Seicento
Natale Perego

Secoli travagliati il XVI e il XVII per la terra lombarda. Da una parte il Cardinale Carlo Borromeo teso con tutte le sue forze a realizzare gli obiettivi della Controriforma, dall’altra un popolo intriso di religiosità pagana, incline a subire il fascino di magie e suggestioni oscure. Stregherie e [ ... ]

Verderio

Ma dai pacifici conventi e dalle deliziose ville ti tornerà egli discaro presentarti all'aspetto d'un campo di battaglia? eppure non potrai evitarlo se ami vedere a parte a parte il terreno fra cui ti aggiri. 

Il campo è a Verderio inferiore, ove avresti potuto recarti anche da Osnago, piegando a destra oltrepassando la Canova, il Brugarolo, come è indicato da una croce inalberata sul lembo della strada colle dolorose parole: 

 

AI MORTI DELLA BATTAGLIA DEL 29 APRILE 1799

ETERNA PACE 

 

Il combattimento infierì tra i Francesi comandati dal generale Serrurier e gli Austro-Russi sotto la condotta del generale Wukassovich;  durò poche ore, ma assai per bagnare di sangue il terreno della battaglia. Finì colla decisiva disfatta dei repubblicani, di cui non solo rimasero molti feriti, ma tutti i superstiti vi perdettero la libertà. 

Poco dopo la funesta giornata il milanese conte Ambrogio Annoni, dipintore di quadri sacri, uno dei primi possidenti di Verderio, eresse questa affettuosa lapide a compiangere la morte d'un valoroso. 

 

QUI GIACCIONO LE OSSA

DEL PRODE GIOVINE CAPITANO 

SAMUELE SCHEDIUS 

NOBILE UNGHERESE DI MODRA 

CHE NELLA BATTAGLIA ARDENTE IN VERDERIO 

AI 28 DI APRILE DEL 1799 

FRA LE ARMATE AUSTRIACHE E LE FRANCESI

SEGNALÒ COL SUO SANGUE 

LA PIENA VITTORIA DELLE PRIME 

IL CONTE AMBROGIO ANNONI 

FECE INNALZARE 

ALLA MEMORIA DEL VALORE DILUI 

E DEI COMMILITONI 

QUESTO MONUMENTO 

 

Allato al campo di battaglia sorge il vasto palazzo Confalonieri, nelle cui muraglie s'additano ancora le palle del cannone; nella chiesa maggiore puoi vedere un San Carlo, quadro di Giovanni Pock, ed una Pietà del pittore milanese De-Giorgi. 

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Verderio nelle cartoline

Marco Bartesaghi

I Cantù raccontano
La battaglia di Verderio
Tratto da Cesare Cantù, La battaglia di Verderio

PREGATE PER LI POVERI MORTI  

NELLA GRAN BATTAGLIA  

TRA FRANCESI E AUSTRO-RUSSI 

QUI COMBATTUTA IL 29 APRILE 1799  

Quest'iscrizione, apposta a un crocione di legno, piantato nei campi a pochi passi da Verderio Superiore, io leggeva tornando da una vicina sagra, il giorno di santa Teresa del 1833, — la leggeva forse per la ventesima volta, eppure, come la prima fosse, mi commoveva d'intima melanconia il paragone fra questa grande battaglia di poche migliaja d'uomini e i gloriosi macelli di Wagram e di Jena; mi commoveva quell'indistinto ricordo di tanti infelici, quivi periti, lontan dalla patria, sconosciuti, incompianti; uccisi non sapendo da chi; combattendo senza conoscere il perché. Dove il masnadiere scanna un viandante per derubarlo, si pianta un segnale; e il passeggero vi recita un suffragio pel mal capitato, né sa frenare un moto di sdegno verso l'omicida. Qui furono trucidati tanti insieme, sul campo della irrazionale obbedienza che chiamano campo dell'onore; — appena la religione benedisse la tomba de' prodi, e rimosse la bestemmia da chi ne fu cagione.  

Questi pensieri mi teneano fermo, col capo scoperto e le braccia sul petto incrociate, dinanzi a quella croce, allorché un vecchio, al quale io non avea fatto mente dapprima, interruppe il mio meditare dicendomi : — Ell'era ancora in mente Dei quando avvennero quei casi. Ma io, ho proprio vedut'io con quest'occhi ciò che ella legge». 

Ingordo sempre d'ascoltare racconti da coloro che ne furono testimonj, e coi quali par che si prenda non solo interesse ma parte, pensate se lasciai cadere a terra quelle parole. Mi volsi anzi ad esso pregandolo a ripetermi quel ch'egli sapeva di tali avventure. Sebbene più verso i sessanta che i cinquant'anni, era florido e rubizzo, talché non gli disdiceva il fucile che alle spalle recava: sedea sopra un paracarri rasente la via; ed io, postomegli di fronte, attento l'ascoltavo, mentre egli così prese a dire: 

— Io era giovane, ben giovane e saldo prima di quei tempi; e servivo da lacchè nella casa degli illustrissimi padroni di quel palazzo e di questi poderi. Quando a un tratto mutano le cose: i Tedeschi, i quali (chi sa da quanti secoli?) qui se la gavazzavano in pace da padroni, sono costretti a fare fardello, ed arrivano i Francesi, i Giacobini. 

Sa lei che differenza corre tra 'l venerdì e il sabato grasso? in quello, ciascuno attento a' fatti suoi, serio operoso; al domani una baldoria, un correr all'impazzata, a travestirsi, a saltabellare; e fin gli uomini più assennati pigliare un ramo non so se mi dica di pazzia. Faccia conto che né più né meno avvenisse in quell'occasione. Allora non più arciduca, non più imperatore; abbasso le aquile, cancellati gli stemmi: ognuno mette al cappello una coccarda a tre colori; bandiscono che siano liberi tutti, tutti eguali, il padrone al villano, il nobile all'artiero, il servo al suo signore; e feste, e falò e sulle piazze, pe' sagrati, da per tutto piantare un albero, che voleva dire la libertà e non aveva radici; e attorno a quello cantare, ballonzare, far scene e arringherie, sinché il capriccio di qualche caporale, in nome della libertà, non interrompesse la baldoria. 

Lor giovani, è inutile, non ne vedranno più di vicende simili; ed io, se campassi dugent'anni, non mi uscirà mai di memoria il trapestio di quel tempo. Io non aveva mai veduto né sentito altrettanto giovane del resto e perciò volonteroso delle novità, se in sulle prime mi parevano follie, non tardai a pigliarci gusto come gli altri; come gli altri mi lasciai inorpellare, e mi credetti divenuto un gran che. Capperi! non ero io cittadino? non potevo dar del tu alla signora contessa, e dir cittadino al signor marchese? I ricchi, ai quali, un giorno peggio dell'altro fioccavano addosso pesi, imposizioni, angherie, dovettero tirar i remi in barca e limitare le spese. I nuovi predicatori poi trovavano crudeltà che un uomo dovesse correre a prova de' cavalli innanzi alla carrozza dei padroni, a rischio spesso di farsi calpestare, sicuro di rovinar la salute; onde l'uffizio mio di lacchè cessò; ed io non trovando di prender servizio altrimenti, se volli strappare un boccone di pane, dovetti tornare in paese. Merito dell'eguaglianza. 

Anche qui tutto era mutato, tutto sossopra. I miei compagni con festa m'accolsero; ed io imitando quel che avevo visto giù a Milano, feci piantar l'albero della libertà nel nostro e nei paeselli vicini. 

Ma che sto a dirle? Certo lei avrà udito contar queste cose delle volte chi sa quante; e poi loro leggono i libri dove si trovano descritte per filo e per segno». 

— Sì; è vero (gli soggiunsi io ), ma se sapeste come ognuno le narra diversamente, secondo che con diversi occhi le ha vedute, non vi farebbe meraviglia ch'io senta tanta voglia d'udirle da voi novamente. Quanto ai libri, poveretto chi vorrà dai libri giudicare que' giorni! Onde, ve ne prego, seguitate, e ravviatemi un po' su quei giorni che pareano promettere un procelloso e vivace secolo ad una generazione, destinata invece a passarlo mogia e dormigliosa. Ditemi almeno quel che accadde a voi in particolare». 

— A me? oh io feci quel che fecero gli altri, e messami la giubba verde e la tracolla rossa, entrai guardia nazionale : soldati senza soldo, che stavamo a casa nostra per far guarnigione al paese, e per salvario se mai venissero nemici. Se questi si fossero affacciati, io non so quel che avremmo fatto: so bene che, quanto sia alla quiete e al tenere sgombro da malandrini, non c'è a che dire, mai non s'è inteso d'una prepotenza qui intorno pel corso di que' tre anni. 

Io però era sazio di quel trambusto irriposato: non mi parca trovar poi quella fratellanza che predicavano, quel ben volersi un l'altro; massimamente mi dispiaceva quel vedere malmenati i preti, e disturbate le chiese e i sacramenti, e ne prevedevo poco di bene. In fatto la primavera del 99.... allora dicevano ad un altro modo, perché erasi mutato tutto, e fin gli anni e i mesi e le settimane, ma da noi non vi si dava ascolto, e la domenica si faceva festa, e a Natale si mangiava il panatone, e a Pasqua le uova e confessarsi. La primavera, come dicevo, del 99, s'intendono di strane novità, prima bisbigliate all'orecchio de' più fidati, poi si divulgano; che è, che non è; si scrive come 'l quale i Francesi scappano, e tornano i Tedeschi con Russi e Cosacchi e che altre genti so io, a ristabilire i troni e la religione. 

Allora un farnetico di saper di novità, anche noi villani, avvezzi un tempo a lasciar fare ai padroni, senza curarcene più che tanto; un continuo domandarci, E sicché? abbiamo notizie? E secondo si udiva Hanno battuto; Furono battuti; Vengono; Si ritirano, alcune facce si facevano tanto lunghe, altre ridenti e giulive: come quando il sole mostrasi attraverso ai nugoloni, che ad un tratto fa lucente questo prato, mentre quel poggio sta nell'ombra, poi di subito sparge sul poggio la luce, e lascia il prato nell'oscurità. 

I più però erano quelli, che, tutt'allegrezza, esclamavano: Tornano i Tedeschi; vengono i castigamatti; i nostri buoni; i nostri cari padroni; non più contribuzioni, non più Giacobini, non più andar soldato: e la roba nostra sarà nostra; e i figliuoli nostri torneranno a star in casa ed essere obbedienti, e lasciar comandare a chi tocca. E quel ch'è il cap'essenziale la religione si rimetterà in onore; potremo ancora far le processioni e scampanare finché ci piaccia. 

Mentre da noi si discorreva, quegli altri venivano. A Lecco, sentiamo dire s'è data una battaglia, come quelle scritte sulle gazzette: poi i Francesi hanno fatto saltare il ponte, e si ritirano per difendere Trezzo e Vaprio e Cassano. I Russi sono di là dall'Adda; onde le nostre contrade possono dormire i loro sonni in pace. Quando improvviso arrivano novelle di mala sorte; che i Russi hanno a Brivio varcato il fiume e si difilano adesso a noi, e quel ch'è il peggio, sputano fuoco, rubano che che trovano, bastonano gli uomini, malmenano le povere donne; fanno scempio de' Giacobini come degli Aristocratici, di chi conservò la coda e i calzoni, come di chi va zuccone e colle brache a pantaloni. 

Allora, amici o no de' Tedeschi e de' Russi, ciascuno dà spesa al suo cervello per ascondere quella poca grazia di Dio: è un corri d'ogni banda a tramutar le bestie, a sotterrare i quattrini, a trafugare ogni miglioramento. 

Ma dove? se nessun luogo era sicuro, se da per tutto arrivavano a grappare quelle picche maledette? 

lo, come tutti gli altri miei commilitoni, voleva ella che facessimo i valent'uomini contro un esercito? Prima nostra cura fu dunque di nascondere, chi sa dove, le nostre divise verdi e le coccarde, che guai sa ce le trovavano! poi star aspettando, e pregare Dio che la madasse buona. 

Quanto a me, non avevo né genti né parenti; onde, seppellito alla meglio quel che mi avanzava, posi tanto di stanga traverso alla porta della mia casuccia, solo per non parere men savio degli altri: che del resto tanto sarebbe valso il lasciarla spalancata; poi... Già la carne non mi pesava; uscito da un abbaino d'in sul tetto, con questo schioppo ad armacollo, la diedi perle carapagne. Il mio schioppo, qualora l'ebbi a lato, mi sentii sempre valere il doppio: de' campi, de' boschi, nessuno più pratico di me, onde speravo campare. Intanto cominciano a sfilare Francesi buzzi buzzi, senza quell'aria di me n'infischio dell'altre volte; e dietro a loro picchetti avanzati di Barbetti e Cosacchi, con faccie da posali lì, su cavalli che correvano come il vento: erano soldati di Bagrazion, di Rosenberg, di Wukasowich, d'altri nomi che adopriamo ancora per ispauracchio de' ragazzi. Venire e far netto era tutt'uno; sicché la gente, vedendo che, gialli o verdi, era assai salvar la pelle, chi poté fuggire non rimase; e senza mancar maglia, chi qua, chi là se la batterono ai monti, alle cascine più fuor di mano, per cansare la mala ventura. Quanti n'ho io scortati che i giorni innanzi stavano tant'alto, e mi voleano rimangiare quasi fosse tornato il tempo loro; e adesso scappavano da coloro che tanto aveano ribramati! Davvero io me ne sentiva la bocca amara, e avrei voluto dar loro almeno una mostacciata: pure morsi la lingua, feci servigi a chi potei, e me ne trovo contento, ancorché essi poi m'abbiano pagato di sconoscente arroganza, non più ricordandosi di quei lumi di luna, quando mi dicevano: Carlandrea; sono nelle vostre mani. 

 

BIBLIOGRAFIA
Il medio corso dell'Adda: sacralizzazioni strutture della memoria
Angelo Borghi

Un accurato inventario delle architetture di interesse storico e delle opere d'arte della Provincia di Lecco. Suddiviso in tre volumi, dedicati ad altrettanti ambiti territoriali: Il medio corso dell'Adda, Il lago di Lecco e le sue valli, La Brianza Lecchese

La battaglia di Verderio del 28 aprile 1799
Aroldo Benini

L'articolo che ricostruisce la Battaglia di Verderio del 1799, scritto da Aroldo Benini nel 1987 

La pala dell’altare di Verderio: opera di Giovanni Canavesio: 20 marzo 1499
Elisabetta Parente

Il libro è uno studio approfondito del Polittico opera di Giovanni Canavesio che è custodito presso la Chiesa di Verderio Superiore

Verderio : la storia attraverso le immagini e i personaggi

Il volume approfondisce la storia di Verderio dall'origine fino ai giorni nostri, ricostruendo non solo le origini ma anche le tradizioni, gli usi e costumi del paese.