Calco

Una volta sempre nuovi disagj di via; istradicciuole selvaggie, affondate, sassose, perdute fra macchie, fra boscaglie e fra lande, dove dirupate, dove fangose per acquitrini o scabre, o rialzate, od avvallate, o a schiena di cammello isvogliavano dal viaggiare in questi luoghi. Oggi le cose camminano diverse. Uscito da Merate, e ripresa la via principale, giungi a Cicognola recentemente avvivata dalla filanda Gallavresi, e di là per una strada sempre comoda e lisciata pervieni a Calco dopo un cammino di venti minuti a passo ordinario, che ti sono di subito ingannati dai tanti svariati oggetti che ti stanno dintorno. Non ti accaderà di rado d'incontrare in questo tratto di strada qualche abbronzata contadina, che povera di modi, ma ingenua, schietta e riguardosa ti saluti con quella cortesia naturale che non ha ancora risentito l'artificio dell'educazione. State un'ora in Brianza e conoscerete le sue abitatrici; di leggieri aprano l'anima ai teneri sensi d' un affetto innocente, ma in generale parlando sono dure, indomabili alla voce d'una meno che onesta lusinga. In una domenica d'estate quando terminarono gli uffici della chiesa le vedresti a vivacissimi crocchi, dove uscir dal villaggio e prendere il largo de' campi, e l'ascesa delle colline, dove entrare in un leggiero battello e fendere placidamente lo specchio dei loro laghetti; ad alcune scorgeresti sul volto la compiacenza dei vicini sponsali; negli atti, nei modi di altre ravviseresti l'ardore della tenerezza materna; scerneresti negli sguardi di molte quella muta corrispondenza d'affetti che non e ancor palesata dalle labbra, ma che è già indovinata dal cuore. Oh siedi qualche volta ad ascoltare le loro armoniose canzoni, senti le devote cantilene onde fanno risuonare il sacro ricinto che custodisce le ceneri dei loro avi! Attendi che il curato del villaggio si frammetta ai loro innocenti trastulli, e tu vedrai come il sacerdote, qui assai più che altrove, governi il cuore de' suoi parrocchiani; egli giudice, egli maestro, egli consigliere; e o s'interponga a comporre i domestici dissidj, o ravvii sul diritto sentiero qualche sviato, è ben raro che la sua eloquenza cada infeconda «quei pantaloni lunghi, dice talvolta, ti dan aria di bulo, dimettili – quei ricci, o ragazza, sono a pericolo della tua onestà, domani ch'io più non li veda» e il garzone e la ragazza per quanto affezionati a queste galanterie il più delle volte compajono domani senza i ricci, senza i lunghi pantaloni. Tali osservazioni vi somiglieranno cose da poco, eppure, chi ben le esamini, ritraggono una parte dei nostri costumi. Ora, tornando al viaggio, siamo arrivati a Pomè, terra che dalla nuova strada militare ebbe vita, mentre il vicinissimo Calco, donde un tempo non era lecito ad un galantuomo passare senza essere squadrato dai capelli ai piedi, fu abbandonato e perdette, starei per dire, ogni esistenza.

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I disegni di Alessandro Greppi

Consorzio Brianteo di Villa Greppi

La chiesa romanica di Arlate

Fotophoro

I Cantù raccontano
Gioconda figliuola dell'ostiere
Tratto da Cesare Cantù, Gioconda

Io non passava mai da... nel condurmi alla fiera di Bergamo (così mi narrava un buon mercante) che non mi fermassi un tratto a far posata a quella bettola, posta all'estremità delle abitazioni; e mentre il cavallo rodeva una manciata d'avena, io dava una volta, come si suole, per la cucina, ad osservar la gente che veniva a bere il fiasco e godersi una zuppa. Ma sovra tutto piaceami osservare l'allegra sveltezza della Gioconda, figliuola dell'ostiere; una giovinetta di sedici in diciotto anni, bella di quella bellezza vivace, che distingue le brianzuole, con certi occhi neri sgranati, due guance come melerose, contornate da nerissime ciocche di capelli, fra i quali appuntava per lo più un garofano, che non la vinceva in freschezza e in quell'incarnato pieno di serenità. Ed era una gioja il mirarla pronta, attenta, con garbo, dar recapito agli avventori, eseguire i comandi a modino, sciaguattar i bicchieri, pillotare l'arrosto, ricever al banco, rendere l'avanzo, rispondere alle domande tra franca e modesta, tanto che tutti diffilavano volentieri a quella osteria. Quando poi le occupazioni domestiche le lasciassero un respiro, l'avreste veduta a far un bello spicco fra le camerate; baliosa, giuliva, cantare, ballare, ridere di quel riso spensierato che si disimpara a vent'anni. Onde i paesani dicevano che la stava appunto il nome di Gioconda.

 

BIBLIOGRAFIA
Contadini dell'Alta Brianza
Angelo De Battista

Nella Brianza di una volta, l agricoltura aveva un ruolo economico importante anche se i contadini ne traevano redditi al limite della sussistenza. Quel mondo viene ora analizzato da un gruppo di studiosi, affinchè il suo ricordo non abbia a perdersi.

Saggezza contadina. La mentalità della gente di Brianza nei suoi proverbi caratteristici
Sandro Motta

Due volumi dedicati ai proverbi tipici della Brianza collinare che permettono di ricostruire la mentalità e la vita in tutti i suoi aspetti, da quelli materiali a quelli spirituali, dei contadini di un tempo. I proverbi sono accompagnati dalle illustrazioni di Filippo Brunello.

Calco … Paese di Brianza
Autori vari, edizione a cura del Circolo Culturale “Don Carlo Borghi”

Il libro propone una ricerca storica sul paese ponendo al centro la chiesa parrocchiale, vero monumento d’arte rinascimentale e barocca, oltre che di fede e soffermandosi a descrivere, soprattutto nella seconda parte, alcune note della vita civica e di tradizioni e curiosità locali.

Calco. Un paese che si racconta
Anselmo Luigi Brambilla, Claudio Ponzoni

La pubblicazione vuole documentare la vita della comunità attraverso la lettura delle Delibere del Consiglio Comunale e quindi riscoprire e ricordare i fatti, gli avvenimenti e gli episodi più significativi degli ultimi cento anni e più precisamente dal 1860 al 1970. Il libro inizia il suo racconto [ ... ]

Brianza e lecchese. Dimore rurali
Amedeo Cedro, Mariola Viganò

Brivio

Oh ch'io ti vegga mia patria diletta! a cui da undici anni diedi un addio che mi tenne quasi sempre da te disgiunto! Allora non aveva che compiuto appena il secondo lustro, quella cara età in cui la vita è un sogno di letizie, di gioje, ignara di guai, di sospiri; che ravvisa dappertutto contentezza senza sapere che non v'ha fiore, il quale non cresca inaffiato di pianto, che non sorge mai sole il quale non rischiari una scena di lutto! Oggi ritorno a te, col corpo come sovente ritorno col desiderio; a te che incidesti nel mio cuore a note incancellabili la soave memoria dell'età prima, quando fanciullo coi fanciulli del mio villaggio, o scorrazzava su per la collina in traccia di fiori, o scendeva nel letto d'un torrente a far tesoro di pietruzze colorate, o fingeva battaglie intorno al mio castello usurpando i nomi dei guerrieri e dei campi di cui era ancor recente la ricordanza, o col leggiero battello spiccava arditamente dalla riva vogando sulle placide onde, o talora mi librava ad incauto nuoto. Quante volte palpitò per me il seno della madre! Ella tutta tenerezza a rivelar pericoli anche dove non erano; io tutta imprevidenza a non ravvisarli dove erano difatti. 

Altrove ho già parlato di questa terra, largo quanto basti per poter ripetere il già detto senza provarmi a trovar nuove idee, nuove parole, nuove espressioni per esporre le medesime cose. 

«In una bassa posizione, sulla destra dell'Adda, giace Brivio, che si presenta assai bene a chi lo contempla dagli opposti monti bergamaschi. Quivi l'Adda, dopo aver istagnato in un bacino, direi quasi circolare, ripiglia il suo corso rapidissimo e maestoso fra due rive, quando più, quando meno ristrette, sopra un letto molto declive e sassoso. Il castello che sorge in riva del fiume presenta la forma d'un quadrilatero, rinfiancato agli angoli da torrioni un tempo maestosi, ora rovinati dal privato interesse. 

Antichità rispettata dal tempo è uno di quei monumenti, che, ricordando le vicende de' nostri maggiori, riempiono 1'animo di spirito guerresco! L'interno della fortezza fu a' miei giorni rinnovato, né più vi trovi che poche vestigia delle antiche scale segrete e de' sotterranei onde vuolsi già ripiena. Rammento ancora il ribrezzo, che io provava negli anni infantili, quando innoltratomi in quei fondi di torre, sentiva dirmi come vittime umane avessero gemuto laggiù, dove non penetrava che un raggio di luce per la doppia ferriata e spessa ramignata d'angusto pertugio. La mia immaginazione presentavami d'innanzi quegli infelici, stesi al suolo a guardare con avidità quel raggio di luce furtiva, senza il conforto della speranza, senza la voce d'un amico. Nel 1829 convertendosi una di quelle basse prigioni ad altro uso, fu trovata una lapide sepolcrale e suvvi una croce, un'arma gentilizia ed in giro una leggenda, corrosa dal tempo, deposta sullo scheletro d'un soldato di gigantesca persona. Vicende umane! Sulle grigie mura di questo venerabile monumento oggi serpeggia l'edera, crescono i pomi e le viti, e pendono le reti del pescatore. Chi vi passa, sul far della sera, ne vede sicuro l'ombra che signoreggia il lago; e dove un tempo si udivano gli aspri gridi di guerra, oggi la casalinga vergine desia i canti dell'amore e della religione. Se non che da un pajo d'anni ai placidi canti si frammischiano le flebili cantilene de' prigionieri che aggrappati alle ferriate delle loro camerette guardano con invidia l'uomo libero, che passeggia sotto di essi e ricordano con melanconia tempi più felici».

La chiesa coll'elegante suo campanile, le case parrocchiale e Piccinini, la vasta delizia, coll'ampio giardino alla genovese del signor Enrico Carozzi, la Scalvata vistosa collinetta meritano essere visitati dopo il castello. 

Errando su questa collina e mirando alla sottoposta patria Cesare Cantù cantava un inno ALLA MELANCONIA.

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Scorci e panorami antichi

Comune di Brivio

L'antica processione sul fiume

Comune di Brivio

L'infanzia di Cantù a Brivio

Aldo Mandelli pescatore

Museo Etnografico dell'Alta Brianza - Galbiate

Cartoline storiche del forte di Brivio

I Cantù raccontano
Le origini di Brivio
Tratto da Ignazio cantù, Le vicende della Brianza

È opinione che Brivio si estendesse anche al di là dell'Adda e che la cappella di Sant'Ambrogio collocata ad un quarto di miglio sulla sinistra del fiume ne fosse l'antica plebana. Ma il canonico Lupo sostenendo la prima, nega la seconda opinione. “Sappiamo, egli dice, che San Sempliciano depositò nella chiesa di Brivio i cadaveri de' martiri Sisinio, Martirio ed Alessandro, e ciò o vivente ancora Sant'Ambrogio o poco dopo la sua morte. Sarebbe quindi probabile chela chiesa in cui furono depositati fosse appunto quella che porta il titolo di questi Santi, e che è appunto l'odierna parrocchiale”. Quanta forza sia in tale raziocinio, giudichino i lettori. Diremo invece che nel secolo XIII°, a quanto pare, la città di Bergamo avea qualche giurisdizione su questa terra, poiché negli statuti di quella città, compilati sulla metà di quel secolo, il podestà di Bergamo giura ce se alcun luogo o comune appartenenti per diritto alla sua podesteria fosse in pericolo, e principalmente Brivio colle sue attinenze, egli fedelmente cercherebbe ricuperarlo e ritenerlo; il che rinfranca la credenza di chi stima che una parte d'esso fosse collocata sulla riva sinistra dell'Adda. Degli antichi bastioni di Brivio sarebbe forse una reliquia il nome di Mura dato ad un gruppo di case sulla riva bergamasca? Ora del borgo non rimane che la porzione sulla sponda destra del fiume, e sulla tomba del resto corre l'aratro e crescono le biade; pochi ruderi e qualche ossa sono la sua lapide sepolcrale, ed una confusa tradizione è la sua storia.

 

BIBLIOGRAFIA
Brivio. Ponte dell’Adda. Storia di Brivio e di Beverate. Vicende di una terra di frontiera tra milanese e bergamasco
Angelo Borghi (a cura di)

Scritto da diversi storici locali con il coordinamento di Angelo Borghi, il libro intende ripercorrere le vicende storiche di Brivio, una delle comunità più antiche ed importanti della Brianza, dalle sue origini all’inizio del secondo dopoguerra.

Pescatori di lago. Storia, lavoro, cultura sui laghi della Brianza e sul Lario
Massimo Pirovano

Le ricerche raccolte in questo libro si collocano all’incrocio tra diverse discipline, come accade quasi sempre a chi si interessa di etnografia, cioè della vita delle classi popolari. Si parla infatti di storia perché ogni fenomeno culturale non può prescindere dalle modificazioni che nel tempo si [ ... ]

Il medio corso dell'Adda. Sacralizzazioni strutture della memoria. Prima recensione delle architetture di interesse storico e artistico della provincia di Lecco
Angelo Borghi

In questo itinerario vengono censite 185 opere, situate in 25 comuni. Di ognuna viene data un’approfondita descrizione, corredata da un’ampia bibliografia di riferimento.

Una madonna da nascondere, La devozione per la "Madonna del latte" in Brianza, nel lecchese e nel triangolo lariano
Perego Natale

Fra le numerose Madonne che sono venerate nel nostro territorio, quella detta “del latte” è di certo una delle meno note e quindi meno familiari. La sua iconografia prevede una Madonna che allatta il Bambino Gesù, quindi con un seno scoperto. In passato era un soggetto devozionale fra i più diffusi, [ ... ]

L'oro dei martiri. La capsella reliquario paleocristiana di Brivio
Angelo Borghi

Eccellente ricerca svolta intorno al reliquiario paleocristiano rinvenuto a Brivio a fine Ottocento. Gioiello di estrema rarità, oggetto di studi a livello internazionale, la capsella è oggi conservata al Museo parigino del Louvre, mentre presso il Comune di Brivio è esposto un esemplare unico che r [ ... ]

Foppaluera e Vaccarezza. Terra di mezzo tra Brivio e Beverate
Lorenzo Brusetti, Massimo Cogliati

Il libro riproduce gli eventi, le testimonianze e il vissuto sociale delle Frazioni di Foppaluera e Vaccarezza, zona abitata anticamente e, a suo modo, zona di confine in un paese molto spesso descritto come terra di confine.

Oratorio S. Margherita di Beverate
Luca Dozio

Lo studio sull’Oratorio di Santa Margherita, la “gesina” per i beveratesi, porta alla luce documenti e testimonianze volti a documentare la storia di un edificio rappresentativo per la storia di Beverate e di Brivio.

La Vergine del fiume. La festa dell'Addolorata nella storia di Brivio
Lorenzo Brusetti, Massimo Cogliati

Con questa ricerca gli autori riportano alla luce e svelano il significato profondo ed originario della Festa dell’Addolorata a Brivio. Rito collettivo e longevo, manifestazione gioiosa e devota che resiste fiera alle intemperie della storia senza perdere il proprio fascino e la propria originalità.

Sant'Antonio Abate. La festa a Brivio e la devozione diffusa
Massimo Pirovano

Il libro propone uno studio sulla tradizionale festa di Sant’Antonio Abate nata nell’antico borgo di S. Antonio, cosiddetto “Burgh di Tàter”, e promossa negli anni dall’omonimo Comitato. L’autore ci porta alla riscoperta di un passato umile che è la vera ricchezza del borgo e dell’intero paese.

Storia della Brianza. Storia e politica.

Brianza. Un nome che evoca, da un lato, immagini di armoniosi paesaggi, dall'altro visioni sconcertanti di una eccessiva urbanizzazione. Fra queste due icone, testimonianze visive del passato e del presente ancorché tuttora miracolosamente coesistenti, si è svolta la storia della Brianza. Un percors [ ... ]

Beolco

La chiesa di Bevolco è degnissima d' essere visitata come una di quelle che rimontano ai primi secoli del cristianesimo. Sussiste ancora d'antico tutto l'esterno del coro, il rimanente fu rimpicciolito e rimodernato. Una lapide collocata di fronte all'altare ricorda due nobili fratelli Oaldo e Soaldo trafitti, non si dice quando, da una medesima spada; un'altra lapide fu dalla ignoranza de' muratori spezzata e usata a far muro; nel giardino Cavallieri, ed in altri siti del paesello rimangono tuttora grosse muraglie; nel vicino piano della Molgora furono dissotterrate ossa umane. Tutto attesta qualche catastrofe dei secoli passati. 

Francesco Sforza sul cadere del 1449, posti in Brianza i suoi accampamenti, osò sfidare contemporaneamente le forze riunite e superiori de' Veneziani e de' Milanesi. Essendo qui appunto il luogo del combattimento gioverà farne conoscere, il più possibilmente in compendio, la posizione quale ci viene ricordata da Giovanni Simonetta nella Sforziade

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La chiesa di San Pietro a Beolco

I disegni di Alessandro Greppi

Consorzio Brianteo di Villa Greppi

Dozio e il borgo di Beolco

Le miniere di Olgiate Molgora

Mario Spagnoletti

BIBLIOGRAFIA
Olgiate Molgora. Una storia in cammino
Lorenzo Brusetti, Massimo Cogliati

Olgiate Molgora è un Comune della Brianza lecchese, adagiato ai piedi del monte S. Genesio. Nato dall'aggregazione degli antichi Comuni di Mondonico e Olgiate, il paese è in realtà formato da una pluralità di frazioni e borghi rurali, che ancora conservano numerose memorie del loro passato. Lorenzo [ ... ]

Fides per millennium. Il Decanato di Brivio. Storico erede dell'antica Pieve
Autori vari, a cura della Commissione Cultura del Decanato di Brivio

L’opera, armoniosamente scritta a più mani, propone con passione, competenza ed amore la storia delle varie identità parrocchiali, formando un piacevole caleidoscopio di vicende, curiosità ed eventi, ben rappresentati da testi curati e da immagini di notevole impatto.

Il medio corso dell'Adda. Sacralizzazioni strutture della memoria. Prima recensione delle architetture di interesse storico e artistico della provincia di Lecco
Angelo Borghi

In questo itinerario vengono censite 185 opere, situate in 25 comuni. Di ognuna viene data un’approfondita descrizione, corredata da un’ampia bibliografia di riferimento.

Fiabe e storie raccolte in Brianza
Massimo Pirovano

La ricerca scientifica sul mondo delle antiche fiabe che venivano raccontate in Brianza si avvale dell’indispensabile sussidio dell’audiocassetta con le registrazioni originali delle voci delle nostre nonne. Un mondo affascinante e scomparso.

Storia della Brianza. Storia e politica.

Brianza. Un nome che evoca, da un lato, immagini di armoniosi paesaggi, dall'altro visioni sconcertanti di una eccessiva urbanizzazione. Fra queste due icone, testimonianze visive del passato e del presente ancorché tuttora miracolosamente coesistenti, si è svolta la storia della Brianza. Un percors [ ... ]

San Genesio

Il monte che sorge maestosamente a manca e va a terminare in una punta acuminata è detto San Genesio da una chiesetta che sorge presso il suo vertice, dedicata a questo santo. Qua e là sul pendio del monte i piccoli casali d'Aizuro, Biglio, Vallicelli, Galbusera, Bagagera, poi Montespiazzo. Malnino, Ospedaletto e Casternago e più in giù Mondonico, patria d'un Martino da Mondonico, che pur fu esecutore d'infami imposizioni di Gian Giacomo De-Medici e fini poi coll'essere appiccato in colpa di traditore; donde poco é discosto Tegnone ove nacque Giuseppe Ripamonti. Più abbasso ancora Porchera, gruppo di case quanto commiserato per la sua infelice posizione, altrettanto celebralo per la bontà de' suoi vini. Su quel monte si erano riparati i Veneziani, ubbidienti al capitano Santangelo, e di là avevano cacciato Giovanni Sforza, quando col cognome, ma non col valore del fratello Francesco, avea tentato di rimoverli da quella formidabile posizione. Appena Francesco ebbe intesa di questa mal riuscita spedizione, diede incarico a Roberto Sanseverino ed Onofrio Rufaldo che si provassero a tentare 1'ascesa del monte. 

Questa volta l'esito fu più felice; i due generali, lasciati a Calco il grosso de' soldati, con alcuni dei più spediti ed arrischiati, colto il silenzio della notte, guadagnarono l'erta e giunsero d'improvviso addosso ai Veneziani. Fu sanguinosa la mischia; i soldati di San Marco piantarono il gonfalone sul campanile della chiesa di San Genesio, e serratisi tutti in quella posizione imponente, poterono resistere ancora per qualche tempo, finché, sprovvisti di cibo e di bevanda, furono cacciati alla necessità di calare a condizioni, bastevolmente decorose però d'aver non solamente salva la vita, ma anche la licenza di potersi ritirare pel ponte d'Olginate sul territorio della loro repubblica. Sanguinose vicende che speriamo non saranno mai più rinnovate! Preghiamo che il cannone abbia per l'ultima volta a Verderio contristata la pace delle nostre colline. 

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Ricordo di Mondonico nei diari di prigionia di Aldo Carpi

Susanna Carpi racconta il libro "Il paese dei maghi" dei padre Pinin Carpi

di serenasevalium

Insonne Consonno

TSI

BIBLIOGRAFIA
Il Monte Barro e il San Genesio
Laura Caprio, Domenico Flavio Ronzoni

Il  volume fa parte della collana ViviBrianza, progettata e curata per l’editore Bellavite, scritta da Domenico Flavio Ronzoni con la collaborazione  di Laura Caprio. E' una guida che propone  una panoramica  dagli elementi storico-culturali, gastronomici, e  naturalistici del territorio di Montevec [ ... ]

Gola, Carpi, Morlotti. Tre stagioni fra gli alberi
Anna Caterina Bellati

Molgora, presso Villa Gola, dal 25 maggio al 22 giugno 2003, il volume riproduce tutto il corpus di dipinti in essa ospitati corredati da didascalia, scheda tecnica e commento critico. Soffermandosi in principio sulla villa "Il Buttero" dei conti Gola, con un e xcursus storico ad opera di Barbara Ca [ ... ]

Fiabe e storie raccolte in Brianza
Massimo Pirovano

La ricerca scientifica sul mondo delle antiche fiabe che venivano raccontate in Brianza si avvale dell’indispensabile sussidio dell’audiocassetta con le registrazioni originali delle voci delle nostre nonne. Un mondo affascinante e scomparso.

Madonna del Bosco

A ridosso della Moléra sorge il visitato santuario della Madonna del Bosco; una chiesa di forma ottangolare, del 1644 a mezza costa del monte velala dai castani, sotto a cui è una confessione (scurolo) del 1632, dove un'acqua di virtù prodigiose, e entrovi una ferriata, un bosco, una compagnia di pastori, di mandre ed agnello intagliate in legno, un castano coi frutti fuor di stagione maturi, e suvvi la Vergine comparsa ad una povera madre che si tapina alla vista del suo amato bambino fatto preda del lupo! La fiera al cenno della gran Donna del cielo depone ubbidiente la preda e scompare. La riconoscenza di questa grazia diede poi motivo all'erezione dello scurolo e più tardo della chiesa, e perché fosse pubblicamente attestato il prodigio venne scritta sulla grigia parete la povera iscrizione: 

 

1617

DI MAGGIO IL NONO 

L'ANNO DIECI SETTE

VIDDERO QUI MARIA 

ANIME ELETTE 

 

Gruccie, bende, voti e tavolette appese alle muraglie interne della chiesa e della confessione, cento nomi scritti sulle pareti fanno fede della divozione e dei continui pellegrinaggi a questo santuario a cui mette oggi una comoda salita fatta a spese del conte Cesare di Castelbarco.

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Il santuario della Madonna del Bosco

Chiesa di Milano

Madonna del Bosco e papa Giovanni

Quattro pagine in compagnia

BIBLIOGRAFIA
La Madonna del Bosco e papa Giovanni
Ambrogio Amati

Il libro documenta la storia del Santuario della Madonna del Bosco e i suoi suggestivi intrecci con la vicenda umana e spirituale del Papa Buono. Fede e arte, tradizione e cultura si uniscono in un racconto che attraversa i quattro secoli di vita di uno dei più amati e frequentati Santuari Mariani d [ ... ]

Miracoli dipinti. Gli ex voto del Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago
Natale Perego

La raccolta di ex voto del santuario della Madonna del Bosco ad Imbersago è l’oggetto di questa ricerca che analizza il formarsi dell’atteggiamento di fede e la realizzazione del quadro. Le numerose riproduzioni a colori costituiscono un prezioso documento.

Imbersago

Il Conte Cesare di Castelbarco succeduto per eredità nei possedimenti di casa Landriani, abbellì di recente anche il vicino paesello d'Imbersago a sud-est d'Arlate con un vasto parco, il quale appena cede a quell'altro suo di Vaprio. Qui più favorito della natura seppe racchiudervi una falda di monte ben diversa dei tanti mucchietti di talpa a cui si dà il pomposo titolo di montagnette in tanti altri giardini; fiumicelli di assai maggiore bellezza che certi neghittosi rigagnoli; la veduta d'un vasto fiume, d'una valle sottoposta, d'un'aspra montagna di fronte, d'un'altra più amena e più verdeggiante alle spalle. E piccolo, ma elegante anche l'oratorio a piedi del parco. Del castello d'Imbersago rimangono alcune vestigia a sinistra dell'oratorio di San Paolo, da cui un'ampia via declinante mette al porto dell'Adda, fatto costruire dai Landriani. Presso gli avanzi d'un antico forno di calce vedi ancora una roccia calcare compatta, di grana fina terrosa, grigio-turchina, venata di bianco spato calcareo, e attraversata da sottili strati di antracite. Varia dal calcario di Arlate in ciò che posta in un acido si scioglie senza lasciar veruna reliquia. E frammista di due carbonati calcario uno di colore oscuro, l'altro grigio, che sciolto nell'acido nitrico depone molta terra silicea. La parrocchiale di Imbersago è al montuoso San Marcellino che ha il titolo d'arcipretura, per una concessione del secolo scorso. 

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Ennio Morlotti. Imbersago

Da Brivio a Imbersago

Roberto Rolla

BIBLIOGRAFIA
Imbersago: il fiume, le torri, le chiese, le ville nella storia di Imbersago
Virginio Longoni

Il libro intende costruire un tracciato che metta in relazione la morfologia del territorio con il vissuto delle generazioni che a Imbersago hanno prodotto l’evoluzione dell’ambiente naturale così come oggi lo si può osservare. Ne nasce un’interessante etnostoria del paese.

Ecomuseo Adda di Leonardo. Un itinerario culturale fra storia arte e scienza
Michele Mauri

"Luoghi dove è ancora possibile cogliere una suggestiva sintesi tra la … meravigliosa potenza…e la …divina proporzione… degli elementi". Un percorso naturalistico-culturale (14 stazioni ecomuseali e 47 tappe) alla riscoperta delle impronte leonardesche nello straordinario contesto paesaggistico del [ ... ]

Leonardo da Vinci nella Valle dell'Adda : fra certezze, ipotesi, suggestioni. Lago di Como. Lecco, le Grigne, il Resegone, la Brianza, Valsassina con Bormio, Valtellina, Valchiavenna, valli di Bergamo e Brescia
Luigi Giuseppe Conato

L'intento dell'opera è quello di dimostrare come la valle dell'Adda e il territorio lecchese con i suoi stupefacenti monti abbia interessato quel grande naturalista che fu Leonardo da Vinci. L'autore prende in esame gli scritti e i disegni che il Grande Genio ha lasciato nel Codice Atlantico.