Airuno e Valgreghentino

Airuno è una striscia di case tagliate da un torrente e che viene in parte a trovarsi sul monte della Rocca, collina scoscesa, faticosa, sulla quale al lunedì dell'Angelo trovi un aspetto di festività, un soggiorno di allegrezza campestre, una faccenda tra venditori e compratori, un'armonia d'inni religiosi frammisti a villereccie canzoni. Di lassù ti sarà caro vedere il bacino della Valgherghentino, che è un piano tutto a gelsi, a vigneti, a boschi ed a campagne, cui fanno cornice a tramontana e ad occidente le falde del San Genesio, e tagliato di mezzo da torrenti. Laggiù due poveri casali, Gherghentino che da nome alla valle, e Meglianico che viene a trovarsi proprio al piede del monte anzidetto. Questa vallea già feudo di Marcellino Airoldi, poi de' suoi discendenti, ha due uscite una dalla parte d'Airuno, l'altra più settentrionale, poco discosta da Olginate. 

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Salita alla Rocchetta

Vie e corti storiche di Airuno

Pro Loco di Airuno

Il panorama dalla Rocca

VoloVisione

La lavorazione della lana come una volta - Valgreghentino

Museo Etnografico dell'Alta Brianza - Galbiate

BIBLIOGRAFIA
Airuno un paese da amare
Tarcisio Longhi, Angelo Tavola

Il volume documenta, attraverso fatti persone e cose, la storia di un piccolo paese sito nella Valle dell’Adda alle pendici del monte San Genesio. Oltre che ricerca storica il libro è un atto d’amore degli autori per la propria terra.

Irun. Memori de custodé
Giuseppina e Rita Mauri

Attraverso la musicalità del dialetto Giuseppina, per i compaesani Pinuccia, propone un mosaico di novelle di vita quotidiana che trasmettono preziose testimonianze del passato e la nostalgia delle emozioni più semplici.

Irun. Un’ugiada ai temp indre
Giuseppina Mauri

Scorrendo le pagine di questo libro si riscoprono tradizioni antiche e momenti di vita oggi desueti. La memoria, soprattutto se condivisa, assume un valore fontamentale per il tempo presente.

Homini de mala vita Criminalità e giustizia a Lecco e in terra di Brianza tra cinque e seicento
Natale Perego

Il tema della presente ricerca è dato da quella diffusa violenza che alimentava la vita quotidiana di tutti gli strati sociali tra il XVI e XVII secolo. Durante la dominazione spagnola, a Lecco e in Brianza, come nella restante parte dello Stato di Milano, la povertà e la miseria economica, l’abitud [ ... ]

Galbiate

Galbiate siede al sommo del monte, osserva ad occidente il lungo corso dell'Adda, i piani e i monti bergamaschi, ad oriente vagheggia i ceruli laghetti del Piano d'Erba e le incantevoli colline della Brianza. Ha una bella chiesa con campanile, sopra disegno dell'ingegnere Brioschi, veduto per la sua posizione in molta lontananza. Questa terra dipendente una volta dal feudatario della Pieve d'Oggiono comperò la sua emancipazione nel 17 giugno 1654 ed a memoria di questo riscatto rimane qui una lapide.

È degnissimo di sentirsi in Galbiate l'eco polissillabo, il quale a chi grida d'in su la via risponde da una casa rimpetto fino a quindici ed anche più sillabe, lo l'intesi ripetere per intero i due versi 

 

Che vuoi dirmi in tua favella 

Peregrina rondinella? 

 

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I disegni di Alessandro Greppi

Consorzio Brianteo di Villa Greppi

Imparare al museo etnografico

Museo Etnografico dell'Alta Brianza - Galbiate

Il Museo Etnografico raccontato da Romeo Riva

Museo Etnografico dell'Alta Brianza - Galbiate

I Cantù raccontano
Galbiate e la libertà
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Filippo IV re di Spagna con un ordine latino in data di Milano 17 giugno 1654 dichiarò «che le pievi d'Oggiono e di Garlate non avrebbero più nessuna dipendenza dalla giurisdizione del vicario della Martesana, ma che si sarebbero riconosciute immediatamente soggette ai giudici di Milano come prima dell'anno 1538 quando non erano ancora infeudate». Le pievi liberate al ricevere di questo ordine si diedero a feste, a convitti, ad ogni specie d'allegria, si fecero a Garlate, ad Oggiono, a Valmadrera, ad Olginate strepitose solennità ove la più ardente gioventù, parendole per aver cambiato padrone, d'essere rimasta affatto libera gridava viva il senato! enfatica esclamazione ripetuta dalle donne e da quasi tutta la popolazione. Quei di Galbiate per tramandare anche ai posteri una ricordanza del giorno in cui avevano cessato d'essere venduti come un branco di pecore, scolpirono questa lapide che si conserva tuttora: La libertà che mal si vende per tutto l'oro, con fatica contesa e danaro acquistata, al borgo di Galbiate ed alle terre convicine per decreto regio finalmente arrise. Felice giorno il 17 di giugno del anno 1654 in cui scosso il giogo dell'infeudazione e d'ogni inferiore giurisdizione questo popolo sotto la vicaria podestà del potentissimo re delle Spagne, e del milanese senato direttamente si pose e la memoria di tanta redenzione privatamente conservata nelle autentiche scritte di Francesco Giorgio Ottolino notajo della regia camera ducale, viene commessa pubblicamente alla custodia di questa lapide il giorno 18 settembre 1671.

 

BIBLIOGRAFIA
Gente di Bartesate e di Mozzana. Memorie, immagini e appartenenze
Giuseppe Panzeri

Una comunità articolata in due distinti nuclei – Bartesate e Mozzana – vista nel suo evolversi storico-sociale lungo i secoli fino alla fusione amministrativa con Galbiate (1927); una società tutta dedita all’attività agricola e analizzata capillarmente nelle sue dnamiche sociali e demografiche di i [ ... ]

Camporeso e cascine circostanti. Una microstoria agraria e sociale
Giuseppe Panzeri

Il libro è frutto di un ricerca storica che interessa un ambito territoriale di circa 40 ettari distesi sulle pendici del Monte Barro in Comune di Galbiate con al centro il borgo medioevale di Camporeso e attorno otto antiche cascine. L’autore, all’interno di un mondo che gli è familiare e con il su [ ... ]

Il museo della seta ABEGG di Garlate = The ABEGG silk museum of Garlate

Il libro ci guida alla scoperta del Museo della seta Abegg situato in una filanda settecentesca, in riva al lago di Garlate. Il Museo espone scoperte, invenzioni e macchine per la produzione di seta dal baco fino al tessuto. Fu realizzato e inaugurato nel 1953 dagli industriali svizzeri Abegg per tr [ ... ]

Quando Lucia Filava... Le vicende del setificio lecchese fra '600 e '800
Marco Maggioni

In questo volume l’indagine è focalizzata sulla sericoltura, nel periodo intercorso fra la vicenda dei Promessi Sposi e l’epoca in cui fu composto il romanzo manzoniano, animato, non a caso, dalle tormentate vicende di due operatori della seta. All’epoca si trattava della principale attività del Cir [ ... ]

Genocidio perfetto. Industrializzazione e forza-lavoro nel lecchese 1840-1870
Maria Vittoria Ballestrero, Renato Levrero

Monte Barro

Il convento dei Francescani posto sul Montebaro a settentrione di Galbiate, fu abolito nella generale soppressione del 1810. A Desiderio ultimo re dei Longobardi si riferisce l'erezione d'una rocca su questo monte e della chiesa di San Michele. Dai viali del monastero per un viottolo ronchioso a spinapesce si ascende al monte delle crocette, così chiamato da tre croci piantate sulla sua vetta, d'onde l'orizzonte si allarga e diviene più maestoso. Di là potrai vedere i sottoposti laghetti d'Oggiono, d'Annone, indi il lago di Pusiano, cinti a settentrione dai monti della Vallassina, e più in là il comasco a cui fanno contorno i poggi di Varese, ai piedi delle Alpi. A manca corre il guardo fino alle feraci pianure dell'Olona seminate d'innumeri paeselli e borghi, ed a maggiore distanza il duomo della lombarda Capitale. Da una parte distingui per lungo tratto gli azzurri serpeggiamenti dell'Adda e tante vallette e tanti poggi e tante montagne del Bergamasco.

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I disegni di Alessandro Greppi

Consorzio Brianteo di Villa Greppi

Il Museo archeologico

Parco Monte Barro

L'ultimo roccolatore di Costa Perla

Museo Etnografico dell'Alta Brianza - Galbiate

I Cantù raccontano
Miracoli e prodigi
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

Sul Montebaro dove ora ascende chi cerca la bellezza della natura per gettare lo sguardo maravigliato sul vago prospetto dei laghi di Brianza, una volta i Francescani sollevavano le pacifiche loro cantilene, e viveano lieti dei proventi delle loro questue. Prima che vi fossero i Francescani in quel luogo era esposta un'immagine di rozza antichità venerata dalle terre dintorno. Venne a taluni capriccio di trasportarla altrove ma postisi all'opera tutti rimasero ciechi. Propagata una tale novella per tutto il paese, gli uomini di Galbiate vedendo il manifesto miracolo della madre di Dio furono presi da tanta divozione verso quell'immagine, che intorno al 1480 vi fabbricarono una chiesa, la quale in breve divenne famosa per abbondanza di grazie e di prodigj. Fu quindi stabilita una congregazione con molti capitoli da osservarsi che vennero confermati da Giovanni Galeazzo Maria Sforza con patente data in Parma l'anno di nostra salute 1488 ai 22 di agosto. Coll'andare del tempo questa congregazione cedette la sua chiesa ed un edificio attiguo, ripartito in cellette e dormitorj, ai cappuccini di Castello sovra Lecco verso il 1530.

 

BIBLIOGRAFIA
Percorsi fra natura arte e storia. Itinerario culturale dalla badia di Figina verso Galbiate e il Monte Barro
Giuseppe Panzeri

Vengono qui ripercorse, non senza qualche nuovo apporto critico, le principali vicende di un piccolo monastero insediato, nella fase conclusiva della diffusione in Lombardia delle fondazioni cluniacensi, nel cuore del Monte di Brianza; esso ha determinato gli assetti ambientali, che ancora oggi ci a [ ... ]

Alla scoperta del parco Monte Barro. Un parco da vivere
Barbara Rossato

Una visita al Monte Barro. Storia archeologia curiosità
Silvia Tenderini

Il Monte Barro, meta di tante gite domenicali, nasconde tra gli alberi un tesoro: quello di un’antica civiltà che qui ha avuto dimora. I Goti, provenienti dalle lontane steppe asiatiche, hanno concluso in questo luogo il loro lungo percorso, prima di essere cancellati dalla storia per mano dei Bizan [ ... ]

Villa Bertarelli. Nuovi e antichi percorsi fra natura, scienza, arte
Giuseppe Panzeri

Il libro ricostruisce la storia di un gioiello architettonico del Settecento, ubicato nel comune di Galbiate. Una parte della pubblicazione è dedicata al lavoro del Centro Flora autoctona del Parco del Monte Barro.

Storia della Brianza. Storia e politica.

Brianza. Un nome che evoca, da un lato, immagini di armoniosi paesaggi, dall'altro visioni sconcertanti di una eccessiva urbanizzazione. Fra queste due icone, testimonianze visive del passato e del presente ancorché tuttora miracolosamente coesistenti, si è svolta la storia della Brianza. Un percors [ ... ]

Storia della Brianza. Le arti.

Brianza. Un nome che evoca, da un lato, immagini di armoniosi paesaggi, dall'altro visioni sconcertanti di una eccessiva urbanizzazione. Fra queste due icone, testimonianze visive del passato e del presente ancorché tuttora miracolosamente coesistenti, si è svolta la storia della Brianza. Un percors [ ... ]

Lecco

Ed ecco far bella mostra Lecco, la più importante e considerevole terra del nostro territorio dopo Monza, posto al 41° 51' 7" di latitudine e 41° 71' 50'' di longitudine. «Giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando egli ingrossa: un gran borgo al giorno d'oggi e che s'incammina a diventar città» come dice Manzoni. 

Nell'industria ha poche terre rivali; attivissimi edificj di seta; decentissimi alberghi (la Croce di Malta, il Leon d'oro, l'albergo Reale), più facili a trovarsi nelle città che in terre di campagna; depositi di ferramenta lavorate; la grandiosa fabbrica di coloni dello Schmutz, bastano a mostrare la sua operosità. Lecco in un sabato d'autunno presenta riunito quanto di ricco, di vivace, di risplendente trovasi diffuso per tutte le terre della Brianza e pei luoghi all'intorno; grosse comitive di signori, verroni sorridenti di donzelle, di giovani, leggiere navicelle seminate con vago prospetto sulle azzurrine onde del lago; intanto fra i venditori e compratori un'operosa faccenda; una pressa di sbarcare e di imbarcare, un continuo andar e venire, e saltimbanchi e cerettani e cento altre cose siffatte. 

Del resto nulla d'interessante per l'amatore delle belle arti; chiesa piccola, eccentrica e mal rispondente ai bisogni ed all'importanza del paese, non grandiosi palazzi, non gabinetti d'antichità; se non che ora va provvedendo anche a questa mancanza il distinto ingegnere Giuseppe Bovara che nella sua casa riunì molti oggetti di pittura, d'antiquaria e di mineralogia con cui fanno un vaghissimo contrasto i mirabili lavori in sóvero, che l'industrioso falegname Giacomo Aughileri (premiato anche dall'accademia di Brera nel 1824) eseguì sotto la direzione dello stesso ingegnere, e la maggior parte di essi rappresentatili le famose reliquie dell'antichità, che rimangono ancora nella capitale del mondo cristiano ad attestare la sua passata grandezza. 

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Lecco nelle cartoline

cuginischiantarelli.it

Alessandro Manzoni. Lecco

Il corteo manzionano del 1939

CineCittàLuce

Lecco tra natura e letteratura

italia.it

BIBLIOGRAFIA
Lecco si racconta … 39 storie dalla città
Tiziana Nava (a cura di)

39 voci raccontano la città, le vie, i quartieri, le montagne e il lago. È un ritratto intimo, caleidoscopico e a volte nostalgico, disegnato dai 39 autori con le sfumature della memoria privata, con lo sguardo rivolto al passato, al presente e al futuro. Sono scrittori, poeti, religiosi, artisti, p [ ... ]

Nonna Gina racconta … di tutto un po’
Virginia Favaro Lanzetti

La Nonna Gina ha voluto cimentarsi in una nuova fatica. Sull'onda di Nonna Gina racconta e Nonna Gina racconta ancora, questo terzo lavoro idealmente conclude questa narrazione di fatti, più o meno noti, che hanno visto protagonista la città di Lecco e i suoi abitanti durante i cambiamenti avvenuti [ ... ]

Dal vecchio borgo alla grande Lecco
Aloisio Bonfanti

Raccontando alcuni fatti di cronaca e curiosi aneddoti l’autore ricostruisce il passaggio di Lecco da borgo a città. “Il libro è completato da un’appendice nella quale Angelo Sala, giornalista e autore di una serie di pubblicazioni dedicate a Lecco e al suo territorio, accenna alla stagione della so [ ... ]

Pietre di fede. Chiese e campanili della città di Lecco
Angelo Sala

Si tratta del terzo volume di un'opera più ampia che ha preso avvio nel 2008 e che intende illustrare la storia dei luoghi sacri della città da Lecco partendo dalle pietre, dalla loro architettura, dalla loro costruzione, sino a giungere dentro le vicende umane di fede che si sono intrecciate ad ess [ ... ]

Il lago e le mele di San Nicolò
Testi di Edoardo Lavelli ... et al.

Chi lo direbbe, vedendo la sua statua ritta sul basamento, che San Nicolò, il patrono di Lecco vissuto a cavallo tra Duecento e Trecento, dietro quel fare solenne nasconde una vita sconfinata in leggende popolari che hanno preso le strade del mondo? È lungo quelle strade che una delle figure più ven [ ... ]

Una banda, una città, una storia: 1862-2012
Angelo Rusconi, Angelo Sala

Tagliare il traguardo di 150 anni di fondazione è motivo d’orgoglio per il Corpo Musicale “Alessandro Manzoni”, la banda della città di Lecco. Si è deciso con questo volume di raccogliere documenti e testimonianze di questo lungo cammino: si ripercorrono così i grandi temi storici, sociali e politic [ ... ]

Nonna Gina racconta ancora
Virginia Favaro Lanzetti

Dopo 12 anni dal suo ultimo volume, la "Nonna Gina" ritorna a raccontare la Sua e la Nostra Lecco.Ricordi, aneddoti e storie che descrivono al lettore uno spaccato di società che è passata, ma che ,grazie a Lei, è ancora presente.Queste atmosfere consegnate alla storia, nel leggere il volume si fann [ ... ]

Lecco: Terzo millennio
Angelo Borghi

Una città che cresce, come Lecco, necessita periodicamente di un ritratto che ne fissi le sembianze. Per questo, dopo i volumi del 1982 “Lecco - tre volti di una città” e del 1994 “Lecco - nel vivo di una città lombarda”, abbiamo ritenuto utile testimoniare nuovamente la trasformazione di questa cit [ ... ]

Paesaggi della città
Autori Vari

Il volume, in collaborazione con il Politecnico di Milano, con le sequenze di fotografie, intende facilitare la lettura e la comprensione della forma della città di Lecco. Il termine “paesaggio” sottolinea la compresenza in Lecco di elementi naturali e artificiali: la linea della costa, la ferrovia, [ ... ]

Luoghi manzoniani a Lecco
Aroldo Benini

Un percorso alla ricerca dei luoghi citati dal Manzoni nei promessi Sposi e alla villa paterna del Caleotto, nell’ambiente di Lecco, del suo lago, dei suoi monti.

Il Bel Paese
Antonio Stoppani

Il libro è una raccolta di conversazioni sul nostro paese che hanno luogo in un salotto milanese: la casa dello "zio", dove una compagnia si riunisce ogni giovedì sera per ascoltare i racconti di escursioni scientifiche in Italia. Il tono è ironico e dissacrante, lo "zio" (alter ego di Stoppani) è u [ ... ]

Pescarenico

Poco è discosto Pescarenico, casale di pescatori, dove esiste tuttora il convento del padre Cristoforo che ricevette tanta celebrità nei Promessi Sposi. Un'isoletta tutta verdeggiante nell'interno e al di fuori tutta cinta di candido muro chiamasi pure Pescarenico

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Alessandro Manzoni. Pescarenico

La pesca delle alborelle

Museo Etnografico dell'Alta Brianza - Galbiate

I Cantù raccontano
Il convento di Pescarenico
Tratto da Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza

E prima di tutto parleremo della fondazione del convento di Pescarenico, pietoso asilo di pace, che ricevette lustro invidiabile ai dì nostri dall'autore de' Promessi Sposi. Desiderosi i Cappuccini d'aver una casa della loro religione a Lecco per commodità d'alloggiarvi nelle gite che essi facevano da Bergamo a Como ed a Domaso, ottennero da don Giovanni Mendozza governatore di Milano e dal cardinale San Carlo di gettare le fondamenta d'un convento a Pescarenico, terra in vicinanza di Lecco. Questa nuova casa religiosa fu per ordine del nostro Arcivescovo benedetta dal proposto di Lecco con solenne cerimonia nel maggio dei 1576 colla presenza stessa del governatore Mendozza, affezionatissimo ai Cappuccini. E perché la fabbrica del convento potesse trovare più sollecito fine, terminata la solennità, il Mendozza in persona con altri signori andò fra la turba accorsa e per le ville intorno, col bacile a raccogliere le limosine che furono abbondanti e giovarono assaissimo al nuovo edificio.

 

BIBLIOGRAFIA
Pescarenico e il convento di Padre Cristoforo
Angelo Sala

Pescarenico non è una finzione poetica. Il Manzoni ne fa il nome e ne dà la descrizione e ancora oggi la si può riconoscere: vicoli ombrosi, case antiche, piazzette raccolte con i pescatori che stendono ancora reti e tramagli al sole. E reale è pure il convento di Padre Cristoforo citato dal Manzoni [ ... ]

Pescatori di lago. Storia, lavoro, cultura sui laghi della Brianza e sul Lario
Massimo Pirovano

Le ricerche raccolte in questo libro si collocano all’incrocio tra diverse discipline, come accade quasi sempre a chi si interessa di etnografia, cioè della vita delle classi popolari. Si parla infatti di storia perché ogni fenomeno culturale non può prescindere dalle modificazioni che nel tempo si [ ... ]

Le barche a remi del Lario. Da trasporto, da guerra, da pesca e da diporto
Massimo Gozzi, Gianfranco Miglio, Gian Alberto Zanoletti

Il lecchese

Gli innumeri casali onde è seminato il territorio di Lecco, all'occhio di chi li guardi da lontano da qualche luogo che vi risponda di fronte, si confondono, formando una lunga striscia biancheggiante che degrada sfumando fin che viene ad unirsi coll'altra striscia segnata dalla configurazione prolungata di Lecco. Alessandro Manzoni, giovinetto venia in questo territorio a respirare quest'aria piena di vita, e quante volte col fervido desiderio della gioventù avrà sospirato al momento di poter trasfondere dal suo cuore le tenere affezioni ond'era tocco all'aspetto di quelle austere bellezze. Il tempo rispose al suo e più all'altrui desiderio, e la prima pagina dei Promessi Sposi fu appunto consacrata alla fedele dipintura di queste pacifiche terre montuose. 

E l'amarezza di quell'addio onde Lucia ignara del suo avvenire salutava le patrie alture, forse fu da lui provata quando si separò da esse nei giorni della fanciullezza. 

«Addio, montagne sorgenti delle acque, ed erette al cielo; come ineguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più famigliari; torrenti, dei quali egli distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggiarli; sul pendio come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi cresciuto tra voi se ne allontana! [...]». 

Tenera effusione d'affetti, interprete d'un sentimento che io provai vivo nel cuore, ma che non avrei saputo lodevolmente, significare onde mi prevalsi dell'innarrivabili parole di Manzoni colla sconfortante certezza che il confronto di tante dovizie debba mostrar più vivamente la povertà delle mie idee e delle mie espressioni! 

Fra tutti questi casali primeggia Castello dove sorge un antico seminario diocesano. Qui l'attività de' magli che domano il ferro nell'intervallo fra Castello e San Giovanni della Castagna fu espresso con molta verità da Ugo Foscolo quando nel suo inno alle Grazie diceva a Canova: 

« […] mentre in cadenza 

Di Lecco il maglio, domator del bronzo, 

Tuona dagli antri ardenti; stupefatto 

Pende le reti il pescatore, ed ode». 

La grotta di Laorca ha bellissime stalattiti e stalagmiti, che si presentano sotto vaghissime forme. Da essa usciva già un'acqua limpidissima che accresceva la strana bellezza del luogo, ma essendo nel 1805 rovinati due casolari che erano elevati sopra la caverna, l'acque rimasero d'allora fangose e nocive alle macchine che fanno aggirare ed alle erbe. Il tempietto vicino e il terrazzo che gli risponde sono dominati dal ciglio prominente d'una rupe, mirabile pei variatissimi scherzi prodotti dal filtramento delle acque pei fessi della montagna. La religione consacrò questa solitaria posizione, dicendola dimora un tempo di penitente romito. Poco discosta è la sorgente del Caldone le cui acque si proclamano per salubri, sebbene nulla contengano di minerale. Germanedo poco di qui discosto, vogliono fosse la parrocchia del D. Abbondio dei Promessi Sposi, altri la collocano invece ad Acquate, presso cui da poco tempo vennero scoperti filoni di ferro spatico. 

 

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Alessandro Manzoni. Addio ai monti

I luoghi manzoniani

Elleci Redazione

Addio ai monti

Cultura in Rete

BIBLIOGRAFIA
Il Lago di Lecco e le Valli Sacralizzazioni strutture della memoria. Prima recensione delle architetture di interesse storico ed artistico della provincia di Lecco
Angelo Borghi

Il volume abbraccia un ampio territorio attorno al capoluogo Lecco. Sono 34 i comuni interessati e ben 350 i monumenti descritti e corredati della relativa bibliografia.

Manzoni a Lecco. Luoghi e memorie
Gian Luigi Daccò

La prima parte della guida ricostruisce, sulla scorta di una rigorosa documentazione, i complessi legami fra Manzoni, Lecco, la sua famiglia, la sua formazione, insomma la premessa della sua vita e del suo romanzo. Non mancano proposte di itinerari: da Villa Manzoni di Lecco, oggi museo letterario, [ ... ]

Montagne lecchesi. Emozioni = The wonderful mountains of Lecco
Mauro Lanfranchi

Fotografie Mauro Lanfranchi ; testi Alberto Benini ; con una testimonianza di Riccardo Cassin Duemiladue: Anno Internazionale della Montagna. Attorno a Lecco si trovano alcuni fra i più singolari monti della Lombardia: il gruppo delle Grigne, le "piccole Dolomiti" lombarde; il Resegone di manzonian [ ... ]

Resegone. Orizzonte di roccia
Aberto Benini, Sergio Poli, Mauro Lanfranchi

Quel monte dalla “bella voce lombarda”, come usava definirlo Alessandro Manzoni, il Resegone, è nell’orizzonte di molti sguardi. Anche senza volerlo, lo vedono ogni giorno, da varie prospettive, i lecchesi, i bergamaschi, i brianzoli, perfino i milanesi quando, nelle belle giornate, si affacciano fr [ ... ]

Il Resegone. Il profilo più caro ai lombardi
Angelo Sala

Con la sua caratteristica cresta dentata è un punto di riferimento inconfondibile nel panorama delle Prealpi lombarde.Comprese nel suo “raggio d’azione” ci sono numerose valli, ricche di storia e di testimonianze artistiche e architettoniche che contribuiscono a comporre, nello scenario già ricco di [ ... ]

Economia e vita quotidiana nel '700 lecchese
Marco Maggioni

Un'altra fatica dell’autore, fine storico e archivista, nella quale descri ve uno spaccato della vita lecchese.Non siamo qui di fronte ad una storia dell’economia di una delle aree precocemente manifatturiere, fin dal ’700, del territorio lom-bardo. Piuttosto ad un’analisi dell’economia del quotidia [ ... ]

L’industria lecchese del cotone e del lino. Nella transizione dalla società rurale a quella manifatturiera,
Marco Maggioni

La ricostruzione elaborata da Marco Maggioni dalle origini, nella Brianza e nel Lecchese, delle attività tessili di tipo domiciliare risale sino ai primissimi anni del Settecento, rinviando anche a talune esperienze precedenti di fine Seicento. Siamo allora in presenza di quella che viene definita l [ ... ]

Storia della Brianza. Compendio.

Brianza. Un nome che evoca, da un lato, immagini di armoniosi paesaggi, dall'altro visioni sconcertanti di una eccessiva urbanizzazione. Fra queste due icone, testimonianze visive del passato e del presente ancorché tuttora miracolosamente coesistenti, si è svolta la storia della Brianza. Un percors [ ... ]